La pubblicazione di intercettazioni che riguardano il direttore generale della Rai Mauro Masi potrebbero risultare decisive per reintegrare Paolo Ruffini alla direzione di Raitre. “Stiamo aggiustando la Rai, stiamo facendo di tutto, abbiamo mandato via pure Ruffini”: questa la frase di Masi che potrebbe dare una svolta decisiva alla causa davanti al giudice del lavoro già intentata dall’ex direttore di rete. Sostituito lo scorso 25 novembre 2009 da Antonio Di Bella, Ruffini non ha mai accettato il suo spostamento al nuovo progetto di RaiDigit, motivando la sua “defenestrazione” come una manovra politica.
Dopo che il suo avvocato mandò una formale diffida al direttore generale per un ritorno alla terza rete, è partita la causa davanti al giudice. E ora, in considerazione delle parole che sarebbero state pronunciate proprio da Masi, il tribunale potrebbe dare ragione proprio a Ruffini. Statuto dei lavoratori alla mano, infatti, il lavoratore discriminato e trasferito per motivi sindacali o politici deve essere reintegrato nella sua precedente occupazione.
Non un lavoro equivalente, ma proprio la funzione da cui è stato allontanato. Per ora l’ex direttore preferisce non parlare: confida che a farlo saranno le carte e il responso dei giudici. A Raitre intanto ci si interroga sulle novità emerse dal capitolo intercettazioni. E se Milena Gabanelli considera “prevedibile” che a vincere in giudizio sia Ruffini, dato che “non si manda via un dirigente che fa bene il suo lavoro”, si dice amareggiato l’attuale direttore di Raitre Di Bella: “Non ho mai fatto alcuna trattativa per cambiare la linea della rete. Paolo Ruffini è un amico con cui ho collaborato per molto tempo, l’unica condizione che avevo posto per accettare l’offerta era di proseguire il suo lavoro”.
La controversia sulla sorte di Ruffini ha caratterizzato gli ultimi consigli di amministrazione della Rai. Il presidente Paolo Garimberti ha sempre posto la questione ai consiglieri, ma il dg Masi ha sempre liquidato il problema sostenendo che il nuovo incarico affidato a Ruffini è “il progetto più importante degli ultimi anni”. Inutile aggiungere che l’interessato non la pensa allo stesso modo: a suo tempo qualificò il progetto RaiDigit come fumoso, una promozione virtuale che nascondeva una rimozione effettiva.
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ridicolo
come se un editore non avesse diritto a cambiare editore come e quando vuole
e poi ritenere lavoratore un direttore di testata…..
La RAI non è un editore qualsiasi, ma un servizio pubblico, e i direttori non dovrebbero essere nominati o rimossi per meriti o demeriti politici, ma a seconda del fatto che facciano bene o meno il loro lavoro nel tenere informati gli utenti sulle cose veramente importanti.
Sono stufo di pagare servi del potere con i soldi del canone TV.