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Scissione Pd? Un nuovo partito avrebbe solo il 6,5% dei voti

Scissione Pd? Un nuovo partito avrebbe già il 6,5% dei voti

ROMA – Ipotesi scissione nel Pd: un nuovo partito avrebbe almeno il 6,5 per cento dei voti, la metà dei voti di Forza Italia, come Fratelli d’Italia più Nuovo Centro-Destra. A dirlo è l’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli, numero uno di Ipsos, per il Corriere della Sera. 

Un sondaggio che attesta una certa stabilità negli orientamenti di voto degli italiani nonostante le turbolenze delle ultime settimane per tutti i partiti: il Pd alle prese con il rischio scissione, il Movimento 5 stelle con le vicende del Campidoglio e il centrodestra con le schermaglie tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per la leadership.

Gli italiani sembrano guardare con interesse alla eventuale nuova forza di sinistra che potrebbe nascere dalla scissione del Partito democratico: il consenso è passato dal 3,7% al 4,3% sul totale degli elettori (6,5% sui voti validi). Se si aggiungono gli elettori potenziali, cioè quelli che, anche se sono dubbiosi, non escludono di poterla votare (2%, che diventa il 3% dei voti validi), il consenso passa dal 5,6% al 6,3%. Circa la metà dell’elettorato potenziale (3,2%) proverrebbe dal Pd mentre gli altri dall’astensione, da altre liste di sinistra e dal M5S.

Ma il primo posto resta al Movimento 5 stelle con il 30,9% dei consensi, seguito a ruota dal Pd con il 30,1%. A seguire, in crescita, Forza Italia (13%) e Lega (12,8%) che, insieme a Fratelli d’Italia (4,3%), superano il 30%, esattamente come gli avversari.

Simili i risultati di un altro sondaggio, condotto da Ixé per RaiTre e ripreso dal sito Termometro Politico, secondo cui Pd e M5s pagano le frizioni interne delle ultime settimane, con un vantaggio per il centrodestra. La Lega Nord passa dal 13,3 al 13,5%, Forza Italia dal 12,5 al 12,6%, Fratelli d’Italia dal 4,1 al 4,3%. Un eventuale nuovo partito di sinistra avrebbe invece solo il 2,2% dei consensi.

Tra i leader, secondo il sondaggio Ipsos, cresce il gradimento per il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che rispetto a gennaio ha guadagnato otto punti, passando da 35 a 43, seguito a 10 punti di distanza da Luigi Di Maio (33), da Matteo Renzi (32, in calo di 3 punti) e infine da Beppe Grillo (29, in calo di 2 punti).

Spiega Pagnoncelli:

Indubbiamente nel contesto attuale la stabilità negli orientamenti di voto degli italiani rende piuttosto arduo sottrarre voti ai partiti avversari. Le priorità della competizione elettorale potrebbero essere quindi rivolte agli astensionisti e agli indecisi, la cosiddetta «area grigia» che da tempo rappresenta «il primo partito» e oggi si attesta al 34,1%. Le loro motivazioni di astensione, come pure gli interessi e le istanze di cui sono portatori e il loro rapporto con la politica, sono molto disomogenei. Ma se prevale la politica politicante, considerata autoreferenziale e distante dal Paese, e se i messaggi agli elettori rappresentano poco più che un tweet, appare difficile recuperare gli astensionisti.

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