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Scontro treni in Puglia, Cantone: “Conseguenza della corruzione”

BARI – Dietro il disastro ferroviario in Puglia si cela “purtroppo un oggettivo collegamento con la corruzione”. Lo ha detto il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, sottolineando che l’incidente “è frutto probabilmente di un errore umano, ma anche conseguenza di un problema atavico del nostro Paese di mettere in campo infrastrutture adeguate ed una delle ragioni di ciò è da individuarsi nella corruzione”. Affermazione che fa il paio con le parole del procuratore di Trani Francesco Giannella secondo il quale “parlare di errore umano è corretto, ma assolutamente riduttivo”.

La tratta della ferrovia regionale Bari Nord su cui si è consumata la tragedia è ancora a binario unico e non automatizzata: la circolazione è affidata alle comunicazioni tra capistazione. I lavori di ammodernamento, i cui fondi europei sono stati stanziati nel 2009, avrebbero dovuto essere conclusi entro ottobre 2015, ma per una lunga serie di problemi burocratici non sono mai iniziati. Uno dei compiti dell’Anac è  proprio quello di vigilare sugli appalti relativi proprio alle infrastrutture. Di qui l’amara riflessione che Cantone affida alla sua relazione annuale: “La realizzazione di alcune grandi infrastrutture – ha detto mister anti-corruzione – ha confermato numerose criticità, quali le carenze nella progettazione e l’apposizione di numerose varianti e riserve”.

“Anche a causa di lunghi e complessi contenziosi – osserva Cantone – molte opere si sono arenate e non hanno ancora visto la luce. Tra queste figurano rilevanti infrastrutture viarie pensate per lo sviluppo del Mezzogiorno. È il caso dell’anello ferroviario di Palermo che, messo a bando nel giugno 2006, nell’ottobre 2015 registrava un avanzamento fisico pari al 3% dell’importo dei lavori, e dell’autostrada A14 Bologna-Taranto, per la quale sono stati sottoscritti ben tre accordi transattivi”.

“Diffuse anomalie – prosegue il presidente dell’Anac – sono state rilevate in relazione ad altre reti ferroviarie come l’Alta Velocità a Firenze e la Metro C di Roma. L’Autorità ha constatato, ancora una volta, le disfunzioni nel sistema di affidamento al contraente generale”. “A dir poco paradossale – aggiunge – è poi la vicenda della diga sul Fiume Melito: inserita nei programmi della ex Cassa del Mezzogiorno, con progetto approvato nel 1982, ad oggi non solo l’opera non ha ancora visto la luce, ma è addirittura in fase di rivisitazione lo stesso intervento”.