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Roma ha 120 scorte, Londra e Parigi solo 40. Silp: “Sicurezza o taxi di Stato?”

ROMA – Le scorte organizzate dalla Polizia di Stato a Roma sono 120. A Parigi 41, a Londra 43 e a Berlino appena 13. L’Italia “vanta” un suo record personale, scrive il Messaggero, mettendo a disposizione tra uomini e auto ben il triplo delle risorse delle altre capitali europee. I dati sono stati diffusi dal Silp Cgil, il sindacato della Polizia, con il segretario generale Gianni Ciotti che ha sottolineato come le scorte “non garantiscono la sicurezza, ma sono quasi un taxi di Stato”. Dati che arrivano dopo la dichiarazione del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, che appena qualche giorno fa dichiarava: “Non saranno tollerati privilegi”.

Gianni Ciotti, segretario generale del Silp, ha spiegato che in media tra il commissariato di via Guido Reni e gli altri commissariati romani escono 40 auto della polizia al giorno per il controllo del territorio. Insomma in un giorno 120 auto della polizia sono usate per la sicurezza, scrive il Messaggero, lo stesso numero di auto riservato alle scorte.

Ma qual è il costo per i cittadini? Il Messaggero scrive:

“Il sindacato ha fatto dei calcoli ed è arrivato alla conclusione che una scorta di primo livello(più di due autovetture e nove uomini impegnati) viene 95mila euro l’anno per le missioni in trasferta (una media di 10 missioni al mese) e 84mila euro di straordinario che comunque deve essere corrisposto agli agenti(per una media di 60 ore mensili). Facendo altri calcoli a spanne (il secondo livello prevede sei uomini, il terzo una sola vettura, l’autista e un agente), il conto finale è superiore ai due milioni di euro l’anno. Giusto per avere un’idea, un commissariato di frontiera come il Casilino ogni anno comporta spese per 350mila euro. Vuol dire che con quei soldi ci si potrebbero governare sette commissariati”.

Questi numeri tengono conto del personale “altamente specializzato” ed un totale di oltre 1000 unità tra gli uomini di scorta, gli autisti e coloro che svolgono le pratiche burocratiche negli uffici. Ciotti ha poi spiegato che le scorte italiane “non garantiscono la sicurezza”:

“Un autista e un agente non garantiscono nessuna sicurezza, né al personale né allo scortato. Siamo andati a controllarlo anche nel Secret service americano: questa modalità non è prevista. Dobbiamo concludere che costituiscono solo il segno di uno status, una specie di taxi di Stato. A noi risulta che solo nel 20 per cento dei casi il motivo della concessione della scorta riguardi il rischio della malavita organizzata. Che dobbiamo dedurne, che il restante 80 per cento è tutto per il rischio terrorismo?”.


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