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“Per la segreteria di Alemanno maxi tangente da 600mila €”: l’accusa del manager

Gianni Alemanno (foto LaPresse)

Gianni Alemanno (foto LaPresse)

ROMA – Una “maxi tangente da 600mila euro destinata alla segreteria di Gianni Alemanno“. Tangente che, secondo l’accusa, serviva a sbloccare una commessa da 20 milioni per l’acquisto di circa 40 autobus  per il comune di Roma. L’accusa al sindaco arriva da un imprenditore veneto, Edoardo D’Incà Levis, ritenuto dagli investigatori il “mediatore”, l’uomo che si sarebbe occupato dell’organizzazione e della raccolta del denaro.

E’ un’ inchiesta destinata a scuotere  i piani alti del Campidoglio quella del pm romano Paolo Ielo su una commessa da 20 milioni di euro del 2009 per l’acquisto di 40 bus da parte di Roma Metropolitane, società del Comune di Roma. Appalto che sarebbe stato subordinato, secondo la procura, ad una maxi tangente da 600 mila euro realizzato tramite il meccanismo delle sovrafatturazioni.

I mezzi, mai entrati in circolazione, sono destinati al corridoio della mobilità Laurentina. A dare un impulso determinante per fare luce sul caso è stato un imprenditore originario di Verona, ma residente a Praga da 40 anni: Edoardo D’Incà Levis. Arrestato a dicembre 2012, l’imprenditore ha detto agli inquirenti che il suo ruolo nella vicenda è stato in sostanza quello di procacciare il danaro in nero attraverso il quale la Breda Menarini, una delle aziende fornitrice dei bus, avrebbe pagato la mazzetta.

Circostanza che ha portato in carcere qualche giorno fa Roberto Ceraudo, ex amministratore delegato proprio dell’azienda del gruppo Finmeccanica. ”Ceraudo – ha dichiarato l’8 gennaio scorso D’Inca’ Levis al gip Stefano D’Aprile nel corso dell’ interrogatorio di garanzia – fece riferimento alla ‘segreteria di Alemanno’ come destinataria delle risorse finanziarie”. Parlando di una ”lobby Rome”, D’Inca’ Levis, ora tornato in libertà, afferma, secondo quanto emerge dal verbale di interrogatorio:

”Ceraudo mi disse che la politica voleva ancora soldi; non precisò, né io chiesi, se la segreteria di Alemanno fosse destinataria di tutto o di parte delle risorse”. Tra gli indagati anche l’ormai ex Ad dell’ente Eur Spa, Riccardo Mancini, ritenuto destinatario di una parte della tangente, 150 mila euro, e considerato un fedelissimo del sindaco Gianni Alemanno.  Ceraudo, venerdì 25 gennaio,  è stato interrogato dal pm Ielo per cinque ore a Regina Coeli. L’atto istruttorio si è tenuto a due giorni di distanza dall’interrogatorio di garanzia, avvenuto a Napoli, durante il quale il manager si era avvalso della facolta’ di non rispondere. Oggi Ceraudo, invece, ha risposto, ma sull’esito c’è grande riserbo. Lo stesso Mancini, all’indomani delle dimissioni dalla carica più alta dell’Ente Eur ha parlato della sua gestione e ribadito la piena ”fiducia nell’operato della magistratura”.

”L’anno 2009 – ha aggiunto – è stato chiuso con una perdita di 12,6 mln di euro; il bilancio dell’anno 2010, di mia piena competenza, è stato chiuso con un utile netto di 8,2 mln di euro; il bilancio dell’anno 2011 riportava un utile netto di 9,4 mln di euro mentre il bilancio del 2012 chiude con un utile previsto che sfiora i 10 mln di euro, con un incremento continuo dei ricavi e soprattutto del Margine Operativo Lordo”.

La replica di Alemanno.  Escludo nella maniera più categorica che membri della mia segreteria possano essere tra i destinatari di somme in denaro per questo o per qualsiasi altro affare”. ha Alemanno a proposito delle presunte tangenti legate all’acquisto di 45 bus per il Comune di Roma.

Non ho idea di chi sia il signor D’Inca Levis e né il sottoscritto né la mia segreteria si sono mai occupati di interferire nelle assegnazioni di appalti di qualsiasi genere, compreso ovviamente quello riguardante l’inchiesta in questione” ha aggiunto Alemanno.

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