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Sgombero profughi a Roma, Luigi Di Maio: “Virginia Raggi si occupa dei romani. Io sto con la polizia”

Sgombero profughi a Roma, Luigi Di Maio: "Virginia Raggi si occupa dei romani"

Sgombero profughi a Roma, Luigi Di Maio: “Virginia Raggi si occupa dei romani” (Foto Ansa)

ROMA – Il vicepresidente della Camera e pupillo del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio interviene sugli scontri di giovedì 24 agosto tra polizia e migranti durante lo sgombero dei richiedenti asilo in piazza Indipendenza a Roma: “Non possiamo usare ancora una volta questa questione contro la Raggi, perché la Raggi si deve occupare della questione migranti ma prima di tutto dei romani”.

Con queste parole il probabile candidato premier del Movimento 5 stelle ha liquidato le responsabilità del Campidoglio in quando accaduto giovedì. “Io penso che lo Stato si debba far rispettare e la polizia ha fatto di tutto per evitare il peggio”, ha detto ancora Di Maio in una intervista ad Omnibus, su La7, sottolineando come “una soluzione alternativa sia stata trovata”.

“Io credo – dice quindi il deputato M5S – che se c’è un immobile occupato abusivamente da migranti rifugiati in Italia sia giusto che vada sgombrato. Si devono sgomberare gli immobili abusivi, si deve dare un’alternativa a queste persone, perché sono rifugiati aventi diritto, ma non si può tollerare che si lancino bombole di gas o altri oggetti contro la nostra polizia di stato ed è allucinante che stamattina faccia più notizia una frase infelice di un agente che spero abbia fatto solo per la tensione del momento. Fa più notizia questo che loro che lanciano di tutto contro la polizia”.

“Non possiamo vedere scene di guerriglia come quelle di ieri e poi alla fine accusare e mettere sotto inchiesta i poliziotti e la Polizia di Stato per una frase”, prosegue Di Maio. “Bisognerebbe capire – dice ancora l’esponente M5S – che l’accoglienza è un grande business e siccome è un grande business è fuori controllo; ma io penso che il capo della polizia e la polizia di Stato abbiano fatto tutto quello che si doveva fare anche per evitare il peggio ieri”.

“Io come gestirei questa cosa oggi? Prima di tutto – sostiene Di Maio – chi ha lanciato bombole di gas o altri oggetti contro la nostra polizia di Stato non può avere più il permesso di stare in Italia; seconda cosa, sono d’accordo con Manlio Di Stefano quando dice che il governo è colpevole: come si fa a far star per anni in quell’immobile occupato abusivamente persone a cui è stato dato il visto di rifugiato? So che sarò definito razzista per quello che sto dicendo ma non voglio essere un ipocrita o un moralista”.

Diverso, a riguardo, il parere del collega di partito Roberto Fico: 

Uno Stato che si organizza in questo modo per sgombrare da un palazzo abitato da bambini, donne e uomini che hanno oltretutto lo status costituzionale di rifugiati è uno Stato che non mi rappresenta. La mediazione culturale e il dialogo si attuano ad oltranza. Il questore di Roma e il prefetto di Roma hanno sbagliato e queste sono tutte nomine di responsabilità governativa. Il governo ne tragga le dovute conseguenze. Il lancio di una bombola del gas contro le forze di polizia così come la frase del funzionario di polizia sono atti e atteggiamenti gravissimi, ma non cadrò nel tranello di parteggiare per l’una o per l’altra parte. Le responsabilità penali nella nostra giurisprudenza sono personali ed in quanto tali vanno considerate. Voglio affermare con forza che il dialogo, la cooperazione, l’integrazione, la mediazione culturale, l’inclusione partendo proprio dai più deboli della nostra società debbono essere valori fondanti di tutte le politiche e voci importanti del bilancio. In un’ epoca in cui il terrorismo colpisce il cuore delle nostre città, la risposta di tutta la società deve essere una politica attiva per la pace, rivendendo anche le parole che si usano, gli atteggiamenti che si hanno e analizzare i problemi sia a valle che a monte per non vedere semplicemente una parte della realtà. La guerra e la violenza sono sempre evitabili e non sono mai uno strumento di risoluzione di qualsivoglia tipo di conflitto”.

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