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Simone Uggetti, scontro al Csm su arresto. Retromarcia Pd

ROMA – Il caso del sindaco di Lodi, Simone Uggetti, arrestato il 3 maggio per turbativa d’asta, spacca il Consiglio superiore della magistratura. Mentre Matteo Renzi getta acqua sul fuoco sull’ipotesi di un complotto della magistratura contro il governo e il suo partito ed esprime fiducia nei pm titolari dell’inchiesta che ha portato in carcere il sindaco di Lodi, al Csm su quell’arresto scoppia uno scontro durissimo.

A innescarlo è il laico del Pd Giuseppe Fanfani, che lancia accuse pesanti sui magistrati di Lodi, definendo “ingiustificato e comunque eccessivo” quell’arresto e annunciando che sta valutando la richiesta al Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli di aprire una pratica sulla vicenda.

Parole che scatenano la immediata reazione dei togati di Area (il gruppo che rappresenta le correnti di sinistra della magistratura), ma che vengono censurate anche dal presidente della Prima Commissione Renato Balduzzi (a cui presumibilmente verrebbe affidata la pratica chiesta da Fanfani per verificare “la legittimità dei comportamenti tenuti e dei provvedimenti adottati” dai magistrati di Lodi) come pure da Alessio Zaccaria, il laico indicato dai Cinque Stelle.

Alle critiche si associa anche l‘Associazione nazionale magistrati, che accusa Fanfani di “indebita interferenza” nelle indagini in corso. E alla fine di una drammatica giornata, che passa anche attraverso un dibattito in plenum sulle sue dichiarazioni, il laico del Pd torna sui suoi passi e annuncia che non chiederà l’apertura di una pratica sui magistrati di Lodi, dicendo di non aver “mai immaginato di chiedere che il Csm entrasse sul merito dei provvedimenti giurisdizionali”, ma comunque rivendicando la legittimità della sue critiche ai magistrati.

Fanfani (che ai tempi della sua elezione era indicato dalla stampa come il consigliere più vicino a Renzi) non usa giri di parole sull’inchiesta di Lodi. “Non ho mai visto, in 40 e più anni di attività di penalista, incarcerare alcuno per un reato come la turbativa d’asta, soprattutto quando l’interesse dedotto è quello di una migliore gestione di una piscina comunale” dice, definendo la scelta delle manette il “frutto di una non equilibrata valutazione del caso” e forse anche “di un clima di tensione che non fa bene né alla giurisdizione né ai rapporti interistituzionali”.