Blitz quotidiano
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Sindaco a piedi 350 km da Monzuno (Bo) a Palazzo Chigi, ma..

ROMA – Il sindaco di Monzuno (Bo), Marco Mastacchi, ha fatto 350 km a piedi per protestare contro Renzi. Il 4 marzo Marco Mastacchi aveva lanciato la sfida a Renzi. Marco Mastacchi è sindaco di Monzuno, città di 6.414 abitanti in provincia di Bologna.

La sfida consisteva in una marcia a piedi fino a Roma per chiedere al Governo maggiore rispetto per gli enti locali. Una marcia verso Roma attraverso 28 Comuni e incontrando i relativi sindaci con l’obiettivo di raccogliere le loro testimonianze e consegnarle al premier Matteo Renzi.

Marco Mastacchi l’aveva detto chiaramente ai suoi concittadini durante la presentazione del bilancio 2015:

“Siamo a un punto di non ritorno, se anche il prossimo anno avremo le stesse difficoltà, per protesta andrò a Roma a piedi.”

Marco Mastacchi, sindaco di Monzuno ha mantenuto la parola e ha deciso di partire per una lunga traversata dell’Appennino che, insieme con il podista Alessandro Belliére, lo ha portato a Roma. Mastacchi denuncia, dati alla mano, una situazione non più sostenibile: i comuni non hanno più i soldi per garantire i servizi essenziali ai loro cittadini, ma intanto la spesa pubblica statale continua ad aumentare. Se il volantino distribuito dall’amministrazione di Monzuno nel 2015 parlava di punto di non ritorno, per il 2016 le cose non sono certo migliorate, anzi sono di assoluta attualità.

I dati presentati anche quest’anno non lasciano spazio a equivoci: le politiche governative pongono gli enti locali, e tra questi in particolare i piccoli comuni, di fronte a una riduzione della capacità di spesa che li costringerà a tagliare ulteriormente e pesantemente i servizi ai cittadini. I sacrifici che i piccoli comuni italiani devono sopportare non hanno precedenti nella storia del nostro Paese e incideranno pesantemente sulla quotidianità della vita dei cittadini.

Qui non si tratta più di razionalizzare i costi o ridurre gli sprechi. Quello è stato già fatto, qui si tratta di tagliare servizi essenziali ai cittadini: scelte difficili da spiegare e difficilmente revocabili. Dal 2010 i Comuni, che pure contribuiscono appena al 7,6% della spesa, hanno fatto sacrifici per 17 miliardi. E mentre i sindaci non hanno soldi per la benzina degli automezzi o la manutenzione dei beni comunali, siamo al paradosso che il debito pubblico continua a salire. Evidentemente qualcuno che continua a spendere c’è, e non sono di certo i Comuni.

Il coinvolgimento diretto della popolazione attraverso forme di democrazia partecipativa è da sempre una realtà sperimentata con efficacia nei comuni di minore dimensione, eppure i cittadini non sempre sono al corrente di meccanismi che strozzano gli enti locali. L’obiettivo di Mastacchi è proprio quello di porre davanti agli occhi dell’opinione pubblica il tema della lenta agonia degli enti locali, di cui nessuno parla, distratti da una comunicazione che nasconde con gli slogan le drammatiche difficoltà dei territori. Devono essere risolti problemi e fatta chiarezza su argomenti come:

· Fondo di solidarietà, i cittadini conoscono il meccanismo perverso che lo regola?

· Pareggio di bilancio, (ex patto di stabilità), i cittadini sanno quanti euro sono stati drenati dallo stato e resi inutilizzabili dalle comunità locali?

· Tagli ai trasferimenti, i cittadini sanno quante risorse sono state tagliate ai Comuni, e di conseguenza a loro, sostituendoli parzialmente con nuove e pesanti tasse?

· Blocco delle assunzioni, i cittadini sanno che da anni i Comuni non possono quasi più assumere e che il rapporto dipendenti/abitanti dei piccoli comuni è di un terzo rispetto ai grandi enti?

· Instabilità normativa, il continuo cambiamento delle regole non consente ai Comuni di programmare il loro futuro, è come giocare una partita di calcio con un arbitro in campo che cambia le regole durante il gioco (dal 2011 ad oggi sono stati emanati 67 decreti legge, circa uno ogni 20 giorni)

· Blocco dell’indebitamento, dal 2009 i comuni hanno smesso di indebitarsi (contrariamente allo Stato che continua ad aumentare il debito) e contribuito alla riduzione progressiva del debito. Pur pesando solo per il 2,5% del debito totale dello Stato è stato imposto loro di essere gli unici a non poter più usufruire di questo strumento di finanziamento.

Se i piccoli comuni sono in difficoltà, occorre aiutarli a vivere, non a morire: la fusione non può essere considerata la panacea di tutti i mali. Purtroppo invece il modo in cui oggi molta parte della classe politica italiana affronta il tema delle fusioni dei comuni, proponendone in alcuni casi l’obbligatorietà per legge, in altri promuovendo processi che ne sanciscono l’obbligatorietà di fatto, segna un insostenibile attacco alle autonomie locali ed all’esistenza stessa dei piccoli comuni.
Ovviamente all’arrivo del sindaco, martedì 15 marzo 2016, a Palazzo Chigi nessun segno da parte del Governo, se non attraverso un “consulente” del Presidente del Consiglio che nessuna risposta concreta ha dato a Mastacchi