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Municipalizzate da 8 mila a 1.000, taglio Cda per 20 mila..

Municipalizzate: Renzi prepara decreto per tagliare 8mila società ma ci lavorano un milione di persone di cui 20mila sono le poltrone di manager

ROMA – Riforma municipalizzate, aziende di Stato e locali, azzeramento dei cda inutili (20mila poltrone), ridimensionamento degli stipendi dei manager delle partecipate. sono solo chiacchiere o fanno sul serio? Sul tavolo del Governo è pronto il decreto che dovrebbe portare, dopo i tanti rinvii (ad aprile 2014 stesso annuncio infine disatteso) e l’ostinata resistenza nei territori, al dimezzamento delle municipalizzate. Ora si vedrà.

L’obiettivo finale è di arrivare dalle quasi 8 mila attuali (scampate alla scure della spending review) a mille, ma con ricollocamento del personale (nelle società municipalizzate lavorano oggi un milione di dipendenti): intanto, tuttavia, si procederà prima a una ricognizione di 6 mesi da parte delle stesse amministrazioni per verificare quali società pubbliche o miste non rispettano i criteri di utilità e di buona gestione. Poi, sarà direttamente Palazzo Chigi a decidere chi si salva o meno.

Via le inattive, a rischio quelle in rosso. Arriva l’amministratore unico. Le amministrazioni devono fare una ricognizione di tutte le partecipazioni che hanno in pancia e, passati 6 mesi, devono eliminare quelle inutili. In generale ogni anno dovrà essere fatto un piano di razionalizzazione. In particolare, le cessioni devono riguardare le partecipazioni inferiori al 10%, società con più amministratori che dipendenti e quelle che rappresentano un ‘doppione’. Ne dovrebbero così sparire oltre 3 mila. Andrea Bassi spiega però che tempi e criteri sono ancora da definire.

Molto dipende da come saranno sciolti alcuni nodi che il testo, che Il Messaggero ha potuto leggere, lascia in sospeso e che il governo ha deciso di affrontare direttamente in consiglio dei ministri. I tempi, innanzitutto. Il decreto prevede che entro sei mesi tutte le amministrazioni dovranno effettuare una ricognizione delle proprie partecipate per individuare quelle «fuorilegge». I Comuni, infatti, saranno autorizzati a controllare solo società che fanno sostanzialmente cinque cose: producono un servizio di interesse generale, progettano e realizzano opere pubbliche, gestiscono un servizio di interesse generale insieme a un privato, autoproducono beni e servizi che servono all’amministrazione, supportano con i loro servizi enti senza scopo di lucro. Tutte quelle che non fanno uno di questi lavori vanno alienate entro un anno. (Andrea Bassi, Il Messaggero).

Decisa la stretta sui manager: un norma ad hoc fisserà nuovi massimi, proporzionali alla qualifica e all’impresa guidata. Niente buone uscite e, laddove i risultati economici siano negativi a causa della cattiva gestione, stop a ‘premi’. Non solo, nelle società partecipate da enti locali, con quote di maggioranza e un certo rilievo potrebbe addirittura essere possibile la revoca dopo due anni in rosso. Valentina Conte su Repubblica precisa il ruolo dirimente ed esclusivo del Governo.

Entro un anno dalla riforma delle partecipate – il cui decreto legislativo è atteso in Consiglio dei ministri per il 15 gennaio – salteranno tutti i consigli di amministrazione, sia a livello locale che nazionale. Il cda con tre o cinque membri sarà dunque un ricordo. O meglio l’eccezione e solo “per specifiche ragioni di adeguatezza amministrativa”. La pulizia delle poltrone è solo una delle novità del testo non definitivo visionato da Repubblica, in attuazione della riforma Madia. Ma certo quella più dirompente […]  Palazzo Chigi, si legge nel testo, può comunque escludere dalle nuove norme singole società. A sua discrezione e per decreto. (Valentina Conte, La Repubblica).


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