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Tasse casa, giallo Imi (accorpamento Imu e Tasi): Pd propone poi ritira

ROMA – Tassa sulla casa, giallo Imi: il Partito democratico prima propone una nuova imposta sugli immobili, la Imi, appunto, che avrebbe dovuto accorpare le vecchie Tasi e Imu. Poi la ritira. In un emendamento alla manovra presentato nel pomeriggio il Pd ha introdotto l’Imi (Imposta municipale sugli immobili), una nuova tassa comunale che accorpa Imu (Imposta municipale) e Tasi (Tributo per i servizi indivisibili). “Non c’è e non ci sarà nessun aumento delle imposte dei Comuni sulla casa”, ha chiarito Maino Marchi, capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera e firmatario della proposta. Poco dopo, però, il passo indietro: “Dalle verifiche fatte sull’emendamento relativo all’unificazione in un’unica imposta di Imu e Tasi abbiamo appurato che in alcuni casi ci potrebbe essere, anche se lieve, un aumento della tassazione per i cittadini. Per questo abbiamo ritirato la proposta di modifica in questione”, ha aggiunto sempre Marchi nella stessa giornata di oggi, a meno di un mese dalla data importantissima per il Pd del referendum costituzionale del 4 dicembre.

Nella proposta iniziale si prevedeva che l’aliquota venisse decisa dai Comuni e per gli immobili (non le prime case) e i fabbricati (tranne quelli rurali) andasse dall’8,6 all’11,4 per mille mentre per ville e castelli (in questo caso anche se prime case) andasse dal 5 al 7 per mille. Previste casistiche precise di variazione delle aliquote. Sconto del 50% sulla base imponibile per i comodati d’uso.

I Comuni, diceva la proposta iniziale, potranno agire sulle aliquote dentro i parametri fissati, anche azzerandole. All’interno delle diverse categoria si potranno poi deliberare delle rimodulazioni dell’aliquota, ad esempio nel caso di immobili sfitti da almeno due anni o per quelli affittati a canone concordato o per quelli in cui l’affittuario stabilisce la sua abitazione principale.

Nel caso di affitto a canone concordato l’agevolazione non potrà essere inferiore a quella del 2016. Per i fabbricati delle imprese costruttrici destinati alla vendita si prevede invece un’aliquota che va dall’1 al 2,5 per mille, sempre lasciando ai Comuni la facoltà anche di azzerare l’imposta. Il pagamento rimane previsto in due rate, il 16 giugno e il 16 dicembre, e i Comuni dovranno rendere disponibile i modelli di pagamento precompilati. L’imposta è deducibile al 20% per gli immobili strumentali, ma non ai fini Irap.

 

 


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