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Tirolo, il Comune cancella i nomi italiani dai cartelli

ROMA –  Tirolo, il Comune cancella i nomi italiani dai cartelli. E’ tornata la polemica in Alto Adige sui cartelli dei sentieri di montagna solo in tedesco. Apfelweg, Passerweg oppure Kuens si legge sui nuovi cartelli, installati dall’azienda di soggiorno del comune di Tirolo, sopra Merano, senza Via della Mela, Passeggiata Passirio e Caines.

A segnalare il caso è la Südtiroler Freiheit, il partito di Eva Klotz, che si dice “molto felice” per l’iniziativa contro la “violenza culturale di Tolomei”, ma rammarica “una parziale marcia indietro” dopo critiche del settore turistico. Il consigliere provinciale di Alto Adige nel Cuore, Alessandro Urzì, parla invece “di un gesto di violenza verso il gruppo linguistico italiana” e chiede l’intervento del governatore Arno Kompatscher.

Nel 2010 aspre polemiche su cartelli monolingui installati dal club alpino di lingua tedesca Alpenverein si placarono solo dopo un accordo, firmato dall’allora ministro Raffaele Fitto e dall’allora governatore Luis Durnwalder, che parlò di una “soluzione di buonsenso”.

Rischia di diventare, se ignorato dalle istituzioni, quel precedente “di fatto” con cui da tempo il Consiglio provinciale di Bolzano dominato dalla Svp tenta di piegare “di diritto” la pur chiarissima legislazione sulla toponomastica in Alto Adige. Così chiara, che il governo Monti aveva impugnato davanti alla Corte Costituzionale una legge provinciale che mirava a smantellare l’obbligo costituzionale della toponomastica bilingue italiano-tedesca.

Quel ricorso avrebbe indotto i giudici a riaffermare la giurisprudenza di sempre: nella Repubblica italiana l’italiano è insopprimibile lingua ufficiale in ogni ambito pubblico. Ma tale ricorso è stato “congelato” presso la Corte dai governi successivi su richiesta della Provincia di Bolzano, che punta a un’intesa politica attraverso un’insidiosa norma d’attuazione.

Insidiosa, perché l’obiettivo plateale è quello di vanificare quanto scritto nello Statuto speciale alto-atesino del 1972, che è già andato molto al di là di quanto disponesse l’Accordo De Gasperi-Gruber del 1946, fonte primaria di quella tutela linguistica, la più estesa in Europa, poi accordata dal Parlamento. Una tutela prevista per rinvigorire l’identità della comunità di lingua tedesca, non già per mortificare quella degli italiani, né per rivangare il revanscismo segnaletico. (Federico Guiglia, Il Messaggero)