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Tremonti apre all’opposizione: “Bicamerale per fare le riforme”

tremonti«In questi 15 anni c’è sempre stato il ruolo democratico dell’opposizione». Sono parole del ministro dell’Economia Giulio Tremonti che, in un’intervista al Corriere della Sera, si dice pronto ad aprire il dialogo sulle riforme istituzionali, «da fare in Parlamento o con la creazione di un corpo ad hoc, Convenzione o Bicamerale».

«Se la politica continua a divorare se stessa nella lotta, convinta di fare il proprio interesse, in realtà finisce per essere la prima vittima», afferma Tremonti. La riforme condivise, spiega, sono necessarie perchè «abbiamo un sistema politico che da un lato è vecchio e poco efficiente, dall’altro tende ad autodistruggersi. Possiamo restare l’unico Paese che ha due Camere e il bicameralismo perfetto? Possiamo andare avanti con un continuo crescente conflitto di poteri alimentato da componenti paranoiche e parossistiche della vita cosiddetta civile?».

«In questi mesi – racconta il ministro – ho riflettuto a lungo con il presidente del Consiglio sulle riforme istituzionali. Abbiamo parlato di Bicamerale, del Titolo Quinto, del federalismo, della Bozza Violante. Un impegno costituente comune avrebbe un effetto naturale di pacificazione», dichiara, mentre «riprendere nella lettera e nello spirito la Bozza Violante sarebbe il modo migliore per continuare il cammino».

In tema di riforme fiscali, Tremonti immagina «un sistema che esprima sfavore per la speculazione finanziaria e per la distruzione ambientale, e favore per la famiglia con i bambini, il lavoro, la ricerca e l’ambiente. Questo era il sogno fatto nel ’94 con Silvio Berlusconi».

In merito alla fiducia sulla Finanziaria, «non mi sembra questo il tempo per errori o rischi sul bilancio pubblico, costruito come una cattedrale» a cui «non puoi togliere un’architrave per sostituirla più o meno casualmente con un’altra», dice Tremonti.

«Ho chiesto all’opposizione di ritirare gli emendamenti per aprire in Aula un grande dibattito sulla politica economica. Pur manifestando interesse di principio, la scelta è stata quella di conservare gli emendamenti».

20 dicembre 2009 09:23 | Politica Italia

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3 commenti a “Tremonti apre all’opposizione: “Bicamerale per fare le riforme””

  • [...] «Che si chiami Bicamerale o Costituente, l’idea di formare un corpo specifico per varare le riforme istituzionali di cui il paese ha bisogno non è del tutto da escludere». Così Maurizio Gasparri commenta la proposta lanciata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. [...]

  • pietro scrive:

    LA MASSA GELATINOSA DEL PD

    Il Parlamento italiano è stato snaturato dal centro destra che lo ha trasformato in poco più di un luogo di ratifica dei decreti del Governo ma assolve ad una funzione di omologazione
    tra i suoi membri che, a parte il gruppo che fa capo a Di Pietro, si possono considerare dello stesso partito seppur divisi in Pdl, PD e UDC. Non esistono differenze sostanziali tra maggioranza ed opposizione. Le differenze che ancora esistono non si trasformeranno in contrapposizione se Berlusconi ed i suoi non forzeranno la mano e vorranno assai di più di quanto il PD possa cedere senza destare troppo scandalo. Ma la soglia di accondiscenza alle voglie della destra si abbassa nel Pd di giorno in giorno. Non esiste argomento sul quale non è possibile sperimentare le possibilità di
    accordo.
    La posizione di D’Alema, condivisa da Scalfaro e Violante e da tanti esponenti del suo partito, di accordare una legge ad personam a Berlusconi è un momento di abbassamento della soglia di tollerabilità delle pretese della destra e non è detto che non si realizzi e non venga seguito da altre importanti capitolazioni riguardanti questo o quel punto della Costituzione. D’Alema ha fatto l’elogio dell’inciucio, cioè del compromesso di retrobottega e di convenienza tra forze diverse ed ha tirato in ballo addirittura i patti lateranensi. Io sono sempre stato contro i patti lateranensi che limitano la sovranità dell’Italia facendone uno Stato concordatario ma paragonare Berlusconi alla Chiesa mi sembra una forzatura. La scelta del PCI di Togliatti di votare l’art.7 della Costituzione aveva il significato di includere le forze cattoliche nel progetto di ricostruzione dell’Italia per farne una democrazia avanzata. Può darsi che questa scelta fu sbagliata come ritenne Pietro Nenni ed altri autorevoli laici della Costituente, ma ebbe motivazioni assai distanti dalla volgarità di un salvacondotto
    a persona che deve rendere moltissimi conti alla Giustizia italiana.
    Sono molto colpito dal fatto che nel PD che si articola nelle tre mozioni proposte dai tre candidati alla Segreteria non ci sia posto per una mozione di sinistra. Si è riunita a Cortona la mozione che fa capo a Franceschini. A leggere la diplomatica ed assai soft relazione del Prof. Michele Salvati non si
    capisce in che cosa il PD non sia d’accordo con la destra italiana. La questione sociale non viene richiamata e viene sempre privilegiata una visione dell’economia in cui i lavoratori non hanno altra funzione che quella di essere utensili umani del ciclo produttivo. Basterebbe una leggera sforbiciatura
    delle posizioni più oltranziste della destra per condividere tutto.
    La destra italiana ha una forte, fortissima identità ideologica ed un pensiero forte che confina da un lato con il razzismo e dall’altro con le posizioni della Cisl, dell’Uil e di parte della CGIL sulle questioni riguardanti il lavoro. Ha le idee chiare sugli obiettivi da raggiungere ed un progetto per realizzarli in fasi successive, con moduli che si mettono insieme nel tempo. Non molto tempo ma quello di questa legislatura. Per ora il suo obiettivo è isolare nel PD quanti resistono non solo al pensiero unico ma all’avvento del partito unico seppur diviso in due formazioni politiche a cominciare da Rosy Bindi additata assieme a Di Pietro al ludibrio ed all’odio pubblico. Riforme costituzionali, politica economica, politica sociale, politica estera filo USA e filo Israele sono affrontate e filtrate da una forte ideologia che si propone come ispiratrice della trasformazione in fase assai avanzata di realizzazione dei tratti del Paese. L’affermazione di Berlusconi al momento della sua discesa in campo “rivolterò l’Italia come un calzino” si sta materializzando con l’aiuto diretto o indiretto del PD.
    A fronte della fortissima identità ideologica e politica della destra, il PD è un partito gelatinoso ed incerto nella sua identità. Ha dentro di sè ancora qualche riflesso proveniente dal passato del PCI e della DC ma il grosso delle sue posizioni è fortemente contaminato dal liberismo e dal post-costituzionalismo della destra. In più il PD del Nord è succube del razzismo leghista tranne rare eccezioni sempre più malsopportate come quelle di Cacciari e della Bresso. Ma entrambi saranno esclusi dalla prossima competizione elettorale.
    La disponibilità espressa dal PD siciliano e da Bersani in persona per un governo “milazziano” con Lombardo ancora criticato seppur sempre più debolmente da Rita Borsellino e da altri è frutto di
    un gravissimo disorientamento ideale che considera la politica soltanto all’interno delle oligarchie che controllano il Palazzo.
    Potrebbe anche avverarsi che le cose evolvano verso il peggio. Può darsi che Berlusconi e la sua banda vogliano ridurre l’Italia ad una masseria amministrata soltanto da loro per loro e per la borghesia parassitaria e asociale che rappresentano e che non vogliano condividere niente nè col PD nè con altri.
    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it

  • [...] mezz’ora’, ha espresso la sua contrarietà all’ipotesi di una bicamerale per le riforme istituzionali avanzata oggi da [...]

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