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Treviso Bresciano, il referendum che dice No a sei profughi

Treviso Bresciano, il referendum per dire No a sei profughi

Treviso Bresciano, il referendum per dire No a sei profughi

ROMA – Treviso Bresciano, il referendum che dice No a sei profughi. “Volete che sul nostro territorio arrivino dei profughi?”: è questo il testo del quesito del referendum convocato a Treviso Bresciano, Comune di 550 abitanti della Valle Sabbia. Il referendum, anonimo, si è svolto senza incidenti: hanno partecipato 114 residenti, un’affluenza piuttosto bassa, giusto un quinto della popolazione, ma non essendoci quorum l’esito della consultazione che sfida il Governo e il sistema di protezione dei richiedenti asilo, è da considerarsi valido a tutti gli effetti.

Come è finita? Hanno vinto i No, cioè chi non intende ospitare nessun profugo è maggioranza grazie ai 68 voti ottenuti. I favorevoli si sono fermati a 46 voti. Forte del mandato popolare inequivocabile il sindaco Mauro Piccinelli, eletto nel 2014 con una lista civica, è delegato a contraddire l’ingiunzione centralista che impone l’accoglienza nel territorio di Treviso Bresciano di sei profughi.

In tutta la Valle Sabbia il numero dei richiedenti asilo è salito vertiginosamente fino a toccare quota 170 arrivi e l’idea che ne giungano altri, come le intenzioni della Prefettura lasciano presagire, sarà contrastata duramente dalla popolazione residente che si è espressa, nel caso di Treviso Bresciano, attraverso un legittimo strumento di democrazia diretta. Dicono che il Comune debba per forza accogliere sei profughi? La risposta è no.

Se poi vogliamo interpretare l’esito del referendum quale spia di un sentimento diffuso, un indicatore degli umori degli abitanti delle valli bresciane, si può dire che non ce fosse un gran bisogno: un anno e mezzo fa, a Collio nella vicina Val Trompia, l’arrivo in pullman di 19 profughi fu accolto da manifestazioni e proteste, sassaiole e lanci di bombe carta.

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