Blitz quotidiano
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Unioni civili, sì a fiducia. Ma senza Verdini governo addio

ROMA – Il Governo ha ottenuto al Senato la fiducia sul ddl sulle unioni civili con 173 voti a favore e 71 voti contro su 244 senatori presenti. Questo perchè senatori di M5S hanno lasciato l’Aula e non hanno partecipato al voto. Ma senza Verdini la maggioranza non c’è. Infatti senza i 18 senatori di Ala su 19 che hanno votato sì alla fiducia, il governo avrebbe avuto 155 voti. I verdiniani risultano dunque determinanti per raggiungere la soglia della maggioranza assoluta al Senato, che è a quota 161.

Ma dopo la conta dei voti, mentre il premier Matteo Renzi esultava: “Giornata storica, ha vinto l’amore”, è scoppiata la polemica con M5S e Forza Italia che attaccano. I grillini urlano al governo “Renzi-Verdini” mentre gli azzurri chiedono al premier “di salire al Quirinale” per certificare una nuova maggioranza di governo.

Ad ogni modo il sì è arrivato. Un sì per un ddl rimaneggiato dopo il taglio delle norme sulla stepchild adoption e dei riferimenti diretti al matrimonio. Alcuni senatori dei rispettivi fronti hanno però votato in dissenso dal gruppo. In particolar modo Ncd, che si è diviso, con Sacconi e Formigoni che non hanno votato a favore, considerando la legge ancora troppo sovrapponibile al matrimonio tradizionale. Lo stesso ha fatto Carlo Giovanardi di Gal. Sul fronte opposto Luigi Manconi non vota con il Pd, deluso per il taglio della stepchild adoption. Il voto è iniziato con l’uscita dall’aula del Movimento 5 stelle. 

Renzi: “Vittoria dell’amore”. Per il presidente del Consiglio Matteo Renzi si tratta di una vittoria dell’amore: “La giornata di oggi resterà nella cronaca di questa legislatura. E nella storia del nostro paese. Abbiamo legato la permanenza in vita del governo a una battaglia per i diritti, mettendo la fiducia. Non era accaduto prima, non è stato facile adesso. Ma era giusto farlo. Leggo critiche, accuse, insulti. Rispetto tutti e ciascuno, dal profondo del cuore. Ma quel che conta è che stasera tanti cittadini italiani si sentiranno meno soli, più comunità. Ha vinto la speranza contro la paura. Ha vinto il coraggio contro la discriminazione. Ha vinto l’amore”.

Dopo le ultime trattative fra Pd e Ncd, la norma sulla stepchild adoption è stata stralciata. Ma è stata salvata almeno l’ultima parte dell’articolo 3. Quella che fornisce alle coppie gay un paracadute sulle adozioni, lasciando ai giudici la facoltà di decidere con le sentenze i casi in cui ammettere l’adozione agli omosessuali del “figlio del partner”.  Ma il leader di Ncd Angelino Alfano è riuscito a spuntare la non equiparazione delle unioni civili al matrimonio, abolendo l’obbligo di fedeltà (punto che ha innescato la contromossa di alcuni senatori del Pd) e chiarendo che, in caso di rottura, ci sarà una separazione lampo. Resta però il cognome unico, la reversibilità della pensione e l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione.

“È stato un bel regalo all’Italia avere impedito che due persone dello stesso – ha detto Alfano – cui lo impedisce la natura, avessero la possibilità di avere un figlio. Abbiamo impedito una rivoluzione contro natura e antropologica, credo sia stato un nostro risultato”. Parole controbilanciate da quelle del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi: “Credo che oggi dovrebbe prevalere il buonsenso anche nelle dichiarazioni. Il regalo all’Italia è dire che non ci sono cittadini di serie B. E questa legge va nella direzione giusta”, ha aggiunto il ministro.

Monica Cirinnà, prima firmataria del ddl poi sostituito dal maxiemendamento, ha detto: “Questa legge seppur menomata riconosce le unioni civili, passando dal diritto di famiglia al diritto delle famiglie”.