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Unioni civili: primo ostacolo superato, ma era il più facile…

ROMA – Unioni civili: si arena in Senato il percorso del disegno di legge (ddl) firmato da Monica Cirinnà (Pd). Rinviate a martedì 16 febbraio le prime votazioni sugli articoli del ddl. Non passa la richiesta firmata Roberto Calderoli-Gaetano Quagliariello, che voleva il ritorno del ddl in commissione e con voto a scrutinio palese. La mozione Calderoli-Quagliariello è stata respinta da 195 senatori, con 101 voti a favore e 1 astenuto.

Respinti gli assalti di chi vuole tirarla alle calende greche, si resta però nel pantano degli accordi saltati fra Pd e Lega Nord sul ritiro degli emendamenti. Partito democratico a sua volta diviso all’interno fra chi vuole libertà di coscienza (i cosiddetti “cattodem”) e il capogruppo Luigi Zanda che restringere la libertà di coscienza al voto su tre emendamenti sulle adozioni. Spiega Amedeo La Mattina su La Stampa:

L’epicentro del sisma è sempre la stepchild adoption contro il quale marciano tutte le opposizioni, tranne i 5 Stelle, compresi i senatori si Ncd-Usc. Ma Renzi e il Pd prendono atto che nell opinione pubblica c è una diffusa contrarietà alle adozioni per le coppie omosessuali. Allora si rinvia, si prende tempo, si cerca un intesa per inserire tutte le distinzioni possibili tra matrimonio e unioni gay. Rinviata la votazione dell’emendamento Pd firmato dal senatore Marcucci, il cosiddetto canguro che eliminerebbe la maggior parte degli emendamenti delle opposizioni.

La sensazione al Senato è che Renzi prenda tempo per mollare o ammorbidire al massimo la stepchild adoption. Del resto lo stesso premier ieri ha detto che l’obiettivo prioritario è approvare le unioni civili, con o senza adozioni. Una mezza marcia indietro (smentita però ai piani alti del Pd) che sta impantanando il percorso a Palazzo Madama. Si prende dunque ancora del tempo per assorbire il dissenso dei “cattodem” e trovare nel segreto dell’urna il sostegno di una parte di Ncd.

Un lungo pomeriggio al Senato. Il primo a esprimersi sul disegno di legge sulle unioni civili è il governo. È il ministro della Giustizia Andrea Orlando a prendere parola: “Il governo non esp esprimerà valutazione politica” sul ddl unioni civili, ma solo una valutazione “tecnica” su alcune proposte di modifica “quando palesemente non conformi alla giurisprudenza europea e costituzionale”.

Quindi il presidente del Senato Pietro Grasso ha deciso di far esprimere i senatori con voto palese (Calderoli e Quagliariello volevano il voto segreto) sulla richiesta di non passaggio all’esame degli articoli del ddl.
Il ddl Cirinnà, ha spiegato Grasso, “reca disposizioni per la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso e disciplina delle convivenze”, pertanto, la “presidenza rileva che il tema della regolamentazione di tali unioni rientra non tanto nella sfera di applicazione degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione” quanto “nell’ambito di applicazione dell’articolo 2 della Costituzione, in base al quale la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. Infatti, la Corte costituzionale, nella nota sentenza n. 138 del 2010, ha posto al centro delle proprie argomentazioni, proprio il citato articolo 2 della Costituzione”.

Decisione, quella di Grasso, duramente criticata dal senatore Gaetano Quagliariello (Idea, centristi ex Alfano); “Iniziare con arbitro che prende parte non è una buona sensazione e credo che così la pensino” tutti coloro “che vorrebbero che non ci siano soluzioni precostituite”. “Non è stato un buon inizio, la sua interpretazione è surrogato della Corte Costituzionale che anticipa in qualche modo il verdetto, lei che è arbitrio ha stabilito chi ha ragione e chi ha torto. Lei ha preso parte così a tale competizione civile, ma tutti i membri ai suoi occhi dovrebbero avere la stessa tutela”, sottolinea Quagliariello osservando come la decisione sul voto palese o segreto sul non passaggio all’esame del testo “spettava alla Giunta del Regolamento: le dimostrerò, intervenendo sugli emendamenti dell’art.1, come le sue argomentazioni sono suscettibili di contro argomentazioni altrettanto forti, anzi anche più forti”.