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Virginia Raggi bersaglio. M5s Roma, Comunarie in tribunale

ROMA – Virginia Raggi bersaglio. M5s Roma, Comunarie in tribunale. Comunarie romane di M5S a rischio, così come la vittoria di Virginia Raggi, la candidata sindaco dei 5 Stelle a Roma. Sarà infatti il giudice a stabilire se la vittoria della Raggi, e quindi la conseguente candidatura, sia da convalidare o da annullare. Tutto ha inizio due settimane fa, con tre attivisti del Movimento 5 Stelle, già esclusi dalle consultazioni per il Campidoglio ed espulsi dal Movimento, che hanno citato in Tribunale Beppe Grillo in quanto rappresentante di M5S chiedendo non solo di essere riammessi nel Movimento ma anche di annullare le Comunarie di Roma, vinte da Virginia Raggi.

I tre attivisti che hanno deciso di seguire le vie legali contro la loro espulsione dal Movimento e l’esclusione dalla corsa a sindaco di Roma sono Paolo Palleschi, Roberto Motta e Antonio Caracciolo, il ricercatore della Sapienza che era stato escluso per le sue dichiarazioni negazioniste.Ora il giudice, che deciderà entro questa settimana, potrebbe – nell’ipotesi peggiore per Casaleggio e il direttorio – sentenziare che le primarie di Roma vanno rifatte. Nell’ipotesi più lieve, limitarsi a reintegrare gli espulsi dalle liste.

Jacopo Jacoboni per La Stampa racconta:

I fatti sono questi: lunedì scorso la terza sezione del tribunale civile di Roma ha discusso il ricorso di una serie di espulsi, il più noto è Roberto Motta – uno dei fondatori del Movimento romano, a lungo il braccio destro di Roberta Lombardi – su una serie di questioni giuridiche potenzialmente dirompenti. Gli espulsi (ed esclusi dalle liste), difesi dall’avvocato Lorenzo Borrè, obiettano che l’associazione giuridica che li ha espulsi non è la stessa a cui sono iscritti. Quella a cui sono iscritti è “MoVimento cinque stelle” (l’associazione originaria, nata il 4 ottobre 2009, trentamila iscritti), quella che li fa fuori è “Movimento cinque stelle” (con la v minuscola, nata il 14 dicembre 2012, con solo quattro iscritti fino al 2015: Beppe Grillo, Enrico Grillo, Enrico Maria Nadasi e Gianroberto Casaleggio). Traduzione: la seconda associazione espelle gente che non è iscritta a quell’associazione ma a un’altra; e lo fa in base a un regolamento che secondo gli espulsi è fittizio (varato il 23 dicembre 2014, sarebbe giuridicamente inesistente perché si configura come una modifica del non-statuto dell’associazione originaria; ma una modifica, in assenza di altre prescrizioni, richiede – secondo il codice civile – un voto dell’assemblea. Voto che non c’è mai stato, e assemblea che mai s’è riunita).

La Casaleggio ha spedito al processo quattro avvocati; segno di quanto sia cruciale la partita: Andrea Longo (figlio di Ugo, che fu avvocato di Sergio Cragnotti e fu presidente della Lazio – insomma, come nel caso di Raggi, siamo nei dintorni del giro laziale-Romanord), Massimo Togna (sempre dello studio Longo), Francesco Bellocchio (del foro di Milano) e Paolo Moricone (avvocato per il M5S Lazio). I quali obiettano che le due associazioni sono «in continuità giuridica», e per questo chiedevano di spostare il processo a Genova (dove ha sede la nuova associazione; la prima non ha sede). Il giudice su questo ha dato loro torto.