ROMA – E’ stato arrestato per una truffa nel settore dell’eolico, e affittava casa ad Angelino Alfano: il Corriere della Sera, in un articolo di Giuseppe Ferrarella, parla della vicenda di Vito Nicastri. L’imprenditore fu arrestato nel 2009 per una truffa nell’eolico in Sicilia. Lo stesso Nicastri, scrive Ferrarella, “ha dato in affitto per quasi tre anni all’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano un appartamento nel cuore di Roma a meno di 500 euro al mese, canone inferiore a quello di mercato per una casa sui 60 metri quadrati dietro Campo de’ Fiori”.
Il giornalista specifica che questo non costituisce assolutamente reato: “Nessun profilo di rilevanza penale, per il locatore Roberto Saija e tantomeno per l’inquilino Alfano (al quale nel 2009 è subentrato uno del suo staff ministeriale), è stato valutato dal pool reati finanziari della Procura di Milano”.
Alfano, prosegue Ferrarella, “non è mai stato ascoltato come teste: Saija ha spiegato di conoscere da tempo l’ex ministro che occupava la casa pochi giorni a settimana, si era impegnato a lasciarla subito libera qualora necessario, e consentiva a visite di eventuali acquirenti: sicché Saija avrebbe privilegiato (invece dei soldi) il tenere in casa una persona di fiducia”.
Scrive Ferrarella che Nicastri, “«sviluppatore» di parchi eolici arrestato in Sicilia nel novembre del 2009 in un’indagine sui contributi pubblici, e nel settembre 2010 destinatario a Trapani di un maxisequestro da 1,5 miliardi come imprenditore in rapporti col superlatitante di mafia Matteo Messina Denaro”.
A Nicastri e ad altri 8 imputati, racconta Ferrarella, “la Procura di Milano ha notificato l’avviso di conclusione indagini e deposito degli atti per evasione fiscale e truffa allo Stato per 19 milioni nel 2007. Gaetano Buglisi e Saija sono accusati di riciclaggio: a Buglisi, a Saija e ad altri 4 i pm Luigi Luzi e Carlo Nocerino contestano «fino a luglio 2008» di «aver ostacolato l’identificazione della provenienza delittuosa di gran parte di un “fondo nero” di 12,9 milioni, profitto di una truffa realizzata ai danni del Fisco» sull’ «ammontare di una plusvalenza tassabile» sparita tra Lussemburgo e Malta. «Artatamente pattuita una penale» per avere la scusa con la Eryngium Ltd di «incassare a titolo di pagamento 10 milioni», Buglisi e Saija avrebbero poi «effettuato, allo scopo di far rientrare le somme in Italia, trasferimenti di denaro a titolo di “finanziamento soci” o per “pagamento competenze professionali” o senza alcuna causale»
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