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Fabio Rizzi sospeso da Lega Nord. Maroni “incazz…” YOUTUBE

Roberto Maroni non nasconde l'amarezza per l'arresto del suo braccio destro in Regione Lombardia Fabio Rizzi e per lo scandalo che ha travolto la sanità lombarda: "Sono molto incazzato".

MILANO – Roberto Maroni non nasconde l’amarezza per l’arresto del suo braccio destro in Regione Lombardia Fabio Rizzi e per lo scandalo che ha travolto la Lega Nord e la sanità lombarda: “Sono molto incazzato per quello che è successo, fermo restando la presunzione di innocenza e la fiducia nella magistratura. Fermo restando che stiamo leggendo gli atti e verificando nel dettaglio le imputazioni, il mio primo sentimento è di stupore e di grande delusione se le accuse fossero confermate nei confronti di Fabio Rizzi”. E Matteo Salvini ha deciso di sospendere Rizzi dalla Lega:  “Per il bene suo, della verità, della Lega e dei cittadini della Lombardia, il consigliere Fabio Rizzi è sospeso dalla Lega Nord”.

“Non vogliamo coprire nessuno, non abbiamo nessuno da difendere, chiunque abbia sbagliato mi risponderà”, ha detto Roberto Maroni, annunciando un ”comitato ispettivo” sul caso di Fabio Rizzi. Il presidente della Lombardia ha sostenuto che in questa vicenda ”la Regione è parte offesa”, aggiungendo di sentirsi ”offeso” anche personalmente e come leghista.

In questa vicenda “noi siamo parte offesa e ci costituiremo subito parte civile”. “Questa vicenda che mi ha ferito personalmente – ha aggiunto Maroni – per i rapporti che avevo con Fabio Rizzi mi dà la forza per intensificare l’azione di governo nel settore e continuare a fare quello che abbiamo fatto dall’inizio della legislatura per garantire la piena e totale trasparenza e garantire le regole, quello che ho voluto fare con la riforma”. Maroni, che ha anche osservato che “è difficile prevenire” il comportamento dei singoli, ha concluso augurandosi “che questa vicenda non venga usata strumentalmente a livello politico”.

 

Intanto ecco le altre novità che emergono dalle carte dell’inchiesta:

per il gip Giovanna Corbetta, che ha emesso l’ordinanza di custodia nell’ambito dell’inchiesta sulla Sanità lombarda, appaiono di “particolare allarme” le condotte del presidente della Commissione Sanità della Regione Lombardia, l’ex senatore della Lega Nord Fabio Rizzi e del componente del suo staff, Mario Longo che “hanno fatto del potere politico lo strumento per accumulare ricchezze, non esitando a strumentalizzare le idee del partito che rappresentano, a intimidire facendo valere la loro posizione, chi appare recalcitrante alle loro pretese”.

“La sfrontatezza e la facilità che tutti gli indagati svolgenti una pubblica funzione dimostrano nel violare costantemente i loro doveri istituzionali e le norme dello Stato – annota il gip – portano ragionevolmente a ritenere che lo spaccato di illegalità che traspare dalla presente indagine costituisca per tutti (anche per coloro che non vantano particolari legami di conoscenza con Canegrati, l’imprenditrice ritenuta promotrice della presunta corruzione, aggiunge l’Ansa.) l’abituale modo di gestire la ‘res publica’, totalmente svilita in ragione del proprio personale rendiconto“.

Dalle carte dell’inchiesta sulla sanità lombarda, continua l’Ansa, emerge che la campagna elettorale del presidente della Commissione sanità della Regione Lombardia, Fabio Rizzi, è stata interamente finanziata dall’imprenditrice del settore sanitario Maria Paola Canegrati (arrestata). Ad affermarlo è un altro degli arrestati, Mario Longo in un’intercettazione telefonica. “Ti dico una cosa riservatissima, la campagna elettorale di Fabio l’ha sostanzialmente finanziata al 100% la dott.ssa Canegrati”.

Lorena Lidia Pagani, “compagna convivente” di Rizzi, “svolgeva il ruolo di prestanome del medesimo al fine di ricevere, per conto del predetto, il prezzo della corruzione”. Lo scrive il gip di Monza nell’ordinanza di custodia a carico dell’esponente del Carroccio, della sua compagna e di altre 19 persone. Prosegue l’Ansa che come emerge dall’ordinanza, anche Silvia Bonfiglio “compagna convivente” di Mario Longo, collaboratore di Rizzi, “svolgeva il ruolo di prestanome” di Longo “al fine di ricevere, per suo conto, il prezzo della corruzione corrisposto dalla Canegrati”, l’imprenditrice al centro dell’inchiesta, “emettendo periodicamente fatture relative a consulenze inesistenti nei confronti della Servicedent srl e rivestendo il ruolo di socia e amministratrice unica della Spectre srl, società riconducibile a Longo e a Rizzi e socia al 50% della Sytcenter srl”. Anche la compagna di Rizzi avrebbe rivestito “la qualità di socia della Spectre srl”.

La gestione “degli ambulatori odontoiatrici” era “organizzata con modalità tali da favorire il ricorso, da parte del privato cittadino, alle prestazioni in regime di solvenza, talvolta con modalità tali da indurre l’utente in errore in ordine all’impossibilità di ottenere la prestazione tramite il pagamento del solo ticket sanitario o, addirittura, gratuitamente”. Lo scrive il gip di Monza nell’ordinanza a carico del consigliere lombardo Rizzi e altri.


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