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Armi atomiche in Italia: gli Usa impongono la segretezza totale. Se c’è una falla non ne sapremo nulla

Armi atomiche in Italia: gli Usa impongono la segretezza totale. Se c'è una falla non ne sapremo nulla

Armi atomiche in Italia: gli Usa impongono la segretezza totale. Se c’è una falla non ne sapremo nulla

ROMA – Armi atomiche in Italia: gli Usa impongono la segretezza totale. Se c’è una falla non ne sapremo nulla. Addio trasparenza e fine delle comunicazioni sulle pur scarse informazioni finora disponibili: sulle circa settanta armi atomiche stoccate in Italia nelle basi militari di Aviano (Pordenone) e Ghedi (Brescia) il Pentagono ha imposto la secretazione assoluta. Non potremo sapere, cioè, se c’è stata una falla nel sistema di sicurezza, un eventuale incidente rilevato dagli ispettori americani. Da oggi nulla. E finora gli stessi report, divulgati dagli Usa, non hanno mai contenuto informazioni sensibili tali da pregiudicare la sicurezza degli arsenali nucleari e delle testate atomiche che vengono montate sugli aerei F-35.

“Senza rivelare informazioni coperte dal segreto di Stato, i rapporti delle ispezioni possono indicare se ci sono stati problemi con il personale che maneggia gli armamenti nucleari, se ce ne sono stati con l’equipaggiamento tecnico o con altri aspetti dello stoccaggio delle armi”, ha dichiarato a Repubblica il guru della segretezza, l’americano Steven Aftergood, che guida il programma “Project on Government Secrecy” della Federation of American Scientists di Washington.

Il provvedimento non riguarda solo le armi stoccate in Italia (70 delle 180 sul suolo europeo). Alla ricerca di una giustificazione per una chiusura alla trasparenza che non sembra averne, l’americano Stephen Schwartz, esperto nucleare di livello internazionale, cita l’imbarazzo del Pentagono per un episodio accaduto nel 2007 quando in territorio Usa di sei testate non si seppe nulla per ben 36 ore.

“La vera ragione per cui la US Air Force agisce così e rovescia una prassi consolidata per decenni va proprio cercata nelle notizie imbarazzanti riportate dai media tipo quella” – dice Schwartz a Repubblica – questa non è una ragione legittima per secretare queste informazioni che prima erano pubbliche e che non hanno in alcun modo messo a rischio la sicurezza nucleare, anzi, probabilmente l’hanno rafforzata”.

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