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Obama all’Onu attacca Putin: “Cerca gloria con la forza”. E raddoppia profughi accolti

NEW YORK – Barack Obama è intervenuto il 20 settembre all’Assemblea generale dell’Onu per il suo ultimo discorso da presidente degli Stati Uniti. Un discorso in cui ha parlato di “correggere la globalizzazione, ma dire no a nazionalismi e populismi”. E non manca, da parte del presidente Obama, un duro attacco alla Russia di Vladimir Putin, che “sta cercando di riguadagnare la gloria perduta tramite la forza”.

Dal Palazzo di vetro, il presidente Usa ha inoltre annunciato l’accordo concluso al vertice sui rifugiati svoltosi a New York a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite: l’impegno di 50 Paesi per raddoppiare il numero di rifugiati accolti, che peserà anche in Europa. “Le oltre cinquanta nazioni che partecipano al Summit sui rifugiati in corso all’Onu – ha detto Obama – raddoppieranno l’accoglienza dei profughi, arrivando ad accoglierne 360 mila“.

Obama ha poi lanciato un appello a mantenere gli impegni presi per quanto riguarda l’accoglienza, citando alcuni Paesi tra cui Germania, Canada, Austria.

“Dobbiamo riconoscere che i rifugiati sono sintomo di un più ampio fallimento, di tensioni e persecuzioni. Come Stati Uniti siamo determinati a fare la nostra parte, aumentando il numero dei profughi reinsediati a 85 mila quest’anno, e 110 mila per il 2017 – ha precisato il presidente – ma ho organizzato questo vertice perché tutti dobbiamo fare di più”.

“Sono davanti a voi per l’ultima volta”, ha esordito Obama aprendo il suo ultimo intervento all’Onu e ha ribadito l’operato dei suoi due mandati da presidente degli Stati Uniti. Un discorso in cui nessuno è stato risparmiato, nemmeno Donald Trump, con la dichiarazione contro il muro anti-immigrati dal Messico proposto proprio dal candidato repubblicano alla Casa Bianca:

“Dobbiamo correggere la globalizzazione, ma no ai nazionalismi e ai populismi. Un Paese circondato dai muri imprigionerebbe sé stesso”.

E ha aggiunto:

“Dobbiamo respingere qualsiasi forma di fondamentalismo, di razzismo e qualsiasi idea secondo cui esiste una superiorità etnica. Dobbiamo sposare la tolleranza che risulta dal rispetto per tutti gli esseri umani. La nostra comunità internazionale deve continuare a lavorare con quelli che cercano di costruire, invece di distruggere”.

Per il presidente degli Stati Uniti la “democrazia resta il vero percorso da compiere”:

“No agli uomini forti e a modelli di società guidate dall’alto. C’è un crescente conflitto tra liberalismo e autoritarismo, il modello statunitense non è l’unico giusto, ma sarò sempre dalla parte del liberalismo contro l’autoritarismo. Credo che la vera democrazia rimanga la migliore strada da intraprendere”.

Nel discorso non è mancato un attacco a Putin, ribadendo che la Russia usa la forza ma questa non è la risposta:

“La Russia sta cercando di riguadagnare la gloria perduta tramite la forza. Ma il mondoè troppo piccolo per far risorgere “le vecchie mentalità”. Lo abbiamo visto in medio oriente, dove i leader perseguono gli oppositori politici o le minoranze. E questo ha aiutato a far crescere l’Isis. Respingere qualsiasi forma di fondamentalismo o razzismo, inconciliabile con la modernità”.

Il presidente Obama ha poi parlato della Corea del Nord, che continua i test nucleari sotto il regime di Kim Jong-un, e ha detto:

“La Corea del Nord è una terra desolata. C’e’ un forte contrasto fra il successo della corea del Sud e la terra desolata della Corea del Nord, che mostra come l’economia controllata dalla stato è una strada senza uscita”.

Parlando della situazione in Siria, Obama ha ammesso che è difficile che “ci possa essere una vittoria militare definitiva:

“Dobbiamo proseguire nel tentativo dei trovare una soluzione diplomatica. La diplomazia è la vera chiave per fermare la violenza”.

Una dichiarazione per cui il presidente ha citato l’esempio di Israele:

“Non si può affermare la propria leadership sminuendo gli altri. Israele sa che non può occupare in via permanente la terra palestinese. Ma i palestinesi devono rinunciare ad incitare alla violenza”.

Altro tema caro ad Obama, l’ambiente:

“E’ urgente che l’accordo sul clima di Parigi entri in vigore. Se noi non agiamo vigorosamente dovremo pagare il prezzo di massicce migrazioni, città sommerse, persone che abbandonano le loro case, riserve alimentari che si esauriscono”. Bisogna avere, ha proseguito il presidente Usa “senso di urgenza” nella messa in opera dell’accordo e nell’aiuto ai paesi più poveri.

(Foto Ansa)

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