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Brasile. Ex presidente Lula diventa ministro per evitare…

SAN PAOLO – L’ex presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, sarà ministro dei Rapporti col Parlamento nel governo di Dilma Rousseff. Lula avrebbe scelto di entrare nella squadra di governo per mettersi al riparo dai giudici che lo hanno indagato per corruzione e ne hanno chiesto l’arresto preventivo. L’annuncio ufficiale è arrivato la sera del 15 marzo e l’ex presidente, 70 anni, secondo le anticipazioni dei media brasiliani, dovrebbe occuparsi dei rapporti con il parlamento.

All’ex presidente spetterà il non facile compito di ricompattare i riottosi alleati a fare quadrato contro la richiesta di impeachment ed a sostenere le misure del governo per rimettere in moto l’economia brasiliana, che sta vivendo la peggiore crisi economica da tre decenni. Le imponenti manifestazioni contro il governo e in favore dell’impeachment e la decisione del giudice Maria Priscilla Ernandes, che ha scaricato la responsabilità della decisione sulla richiesta di arresto di Lula nella mani del suo più accanito accusatore, il giudice Sergio Moro, avrebbero dunque convinto l’ex presidente-operaio a tornare nel palazzo di Planalto, dove ha governato dal 2003 al 2010.

L’incarico ministeriale metterebbe Lula al riparo dalle indagini del pool di Curitiba che ha scoperchiato il vasto giro di tangenti a politici e imprenditori con soldi prelevati dalle casse dell’azienda petrolifera statale Petrobras. La competenza delle indagini nei confronti dei ministri in carica spetta infatti ai giudici del Supremo tribunale federale, di nomina politica. Lula dunque si troverebbe di fronte giudici nominati da se stesso o da Dilma, visto che da oltre 13 anni il governo è saldamente nelle mani del Partito dei lavoratori.

Intanto Dilma ha nominato un altro magistrato, Eugenio Aragao, vice procuratore generale della Repubblica, nuovo ministro della Giustizia. Aragao, oltre a vantare un ottimo rapporto personale con il procuratore generale, Rodrigo Janot, è considerato molto vicino a Lula.

 

L’ex presidente mette così in atto la sua controffensiva dopo l’arresto ordinato lo scorso 4 marzo proprio dal giudice Sergio Moro, quando Lula era stato prelevato a forza all’alba dalla polizia federale nella sua casa alla periferia di San Paolo su ordine del giudice simbolo della Mani Pulite brasiliana e condotto a deporre, in veste di testimone, nell’ambito dell’inchiesta ‘Autolavaggio’, che ha già decapitato i vertici del Pt e di Petrobras.

La procura di San Paolo, che indaga su un altro filone dell’inchiesta e accusa Lula di aver ricevuto un appartamento come tangente e di averne occultato la proprietà al fisco, ha anche chiesto la misura cautelare in carcere per l’ex presidente. Accuse che Lula ha respinto con veemenza, definendo l’inchiesta una ”carognata politica” e aggiungendo che ”un giorno qualcuno dovrà chiedermi scusa”. Una chiara allusione al molto mediatico giudice Sergio Moro, che nelle manifestazioni contro Dilma e Lula di domenica scorsa è stato acclamato dalla folla come paladino della lotta contro la corruzione all’interno del partito di sinistra.