Blitz quotidiano
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Brasile, ex presidente Lula fermato per scandalo Petrobras

SAN PAOLO  –  L’ex presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, è stato fermato dalle forze dell’ordine durante un blitz nella sua casa a Sao Bernardo do Campo, nell’entroterra di San Paolo. Lula deve essere interrogato nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo di tangenti dentro Petrobras, l’azienda statale brasiliana del petrolio.

L’ex capo di Stato è oggetto di accompagnamento coattivo e sarà obbligato a deporre davanti alla polizia giudiziaria. Gli agenti hanno perquisito anche altri locali, tra cui la casa del figlio di Lula, Fabio Luiz Lula da Silva, l’Istituto Lula e la sede della holding delle costruzioni Odebrecht.

Il blitz delle forze federali è arrivato all’indomani delle dichiarazioni rese da un senatore del Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) al governo, Delcidio Amaral, che ha fatto i nomi della presidente della Repubblica, Dilma Rousseff, e del suo predecessore Lula davanti ai pm dell’inchiesta Petrobras.

L’opposizione è subito tornata a chiedere a gran voce la rinuncia di Rousseff (che ha nel frattempo convocato una riunione di emergenza a Brasilia con i suoi più stretti collaboratori), mentre l’ex presidente Lula, attraverso la fondazione a lui intitolata, ha negato la sua “partecipazione, diretta o indiretta, in qualsiasi tipo di illegalità”.

L’ennesima crisi è scoppiata in una giornata difficilissima anche per l’economia del gigante sudamericano, a 5 mesi dal via delle Olimpiadi di Rio de Janeiro: dati ufficiali dell’Istituto nazionale di geografia e statistica (Ibge) hanno confermato il crollo del Pil nel 2015, -3,8%, peggior risultato in 25 anni.

Arrestato a novembre con l’accusa di aver cercato di ostacolare il lavoro degli inquirenti, Amaral avrebbe detto alla polizia giudiziaria che sarebbero invece stati proprio Dilma e Lula a tentare di interferire nello svolgimento delle indagini sulla Tangentopoli brasiliana.

Le esplosive dichiarazioni di Amaral farebbero parte di un accordo che prevede sconti di pena per chi decide di collaborare con la giustizia.

E’ la prima volta che Dilma e l’ex capo di Stato sono bersaglio di “fuoco amico”: prima di essere arrestato, Amaral era capogruppo al Senato del Pt, il partito, da 14 anni al potere, fondato proprio da Lula e a cui appartiene anche la stessa Rousseff.

Per l’ex ministro della Giustizia di Dilma, José Eduardo Cardozo, il senatore ‘pentito’ “non ha credibilità” ed è possibile che sia diventato collaboratore di giustizia come forma di “vendetta” verso l’attuale governo, che non lo avrebbe aiutato a uscire dal carcere.

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