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Brasile, impeachment per Dilma Rousseff. Lei: “Un golpe”

BRASILIA – Dilma Rousseff non è più il presidente del Brasile: dopo la Camera, anche il Senato ha votato a favore dell’impeachment, 55 voti contro 22. Rousseff è stata sospesa dalla carica per 180 giorni, termine entro il quale la Camera alta del Parlamento dovrà dare il verdetto definitivo a maggioranza di due terzi (54 voti), ovvero meno di quelli raggiunti già oggi. Per la presidente quindi sarà assai difficile tornare al governo.

“E’ un impeachment fraudolento, un vero golpe. In gioco ci sono il rispetto della volontà sovrana dei 54 milioni di elettori che mi hanno votata e il rispetto della democrazia”, ha detto Rousseff in una conferenza stampa convocata prima di lasciare il palazzo presidenziale di Planalto. ”Posso aver commesso errori, ma mai crimini. Quello aperto contro di me è un processo fragile, giuridicamente inesistente. Sono vittima di una farsa giuridica”, ha aggiunto, invitando i brasiliani a mobilitarsi..

Con l’impeachment finisce non solo l’era della prima presidente brasiliana donna, ma anche, probabilmente, l’epoca del Partito dei Lavoratori al governo, iniziata tredici anni fa con il successo del predecessore di Dilma, Luiz Inacio Lula da Silva. Ad assumere l’interim, con pieni poteri, è adesso il vicepresidente Michel Temer.

Temer ha già pronta la squadra di governo ma rischia anch’egli l’impeachment per aver avallato alcuni decreti all’origine delle accuse contro Dilma.

Durante la sospensione, Rousseff manterrà alcune prerogative presidenziali: potrà continuare ad usare la residenza ufficiale, l’assistenza sanitaria, l’aereo presidenziale. Avrà lo stesso stipendio e le guardie del corpo, come gli assistenti del gabinetto personale della presidenza.

LE ACCUSE –  Ad incrinare l’immagine dell’ex guerrigliera marxista di origine bulgara, accusata di aver truccato il bilancio del 2014, anche gli scandali di corruzione che hanno decapitato i vertici del suo Partito dei Lavoratori ed hanno coinvolto direttamente anche l’ex presidente Lula. Uno scenario che ha convinto gli alleati centristi a voltarle le spalle e a stringere accordi con la destra per dare vita ad un nuovo governo senza passare dalle urne.

Rousseff è accusata di aver manipolato i conti prima delle sue ultime elezioni per far sì che il deficit apparisse più basso di quanto non fosse. La presidente è anche accusata di un coinvolgimento, seppure indiretto, nell’inchiesta per corruzione che preso di mira l’azienda petrolifera di Stato Petrobras, di cui Rousseff è stata presidente del Consiglio di amministrazione dal 2003 al 2005, durante il governo Lula.