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Casa Bianca, colpo di stato militare? Tutti gli indizi partono da Kelly

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Il generale John Kelly (foto d’archivio YouTube)

WASHINGTON – Un colpo di stato militare alla Casa Bianca, in Usa? Sarebbe possibile? Lo ventilava, ai tempi della Guerra Fredda, Mickey Spillane. Ora lo fiuta una giornalista americana di origine russa, Masha Gessen. Lo collega e lo fa discendere dalla nomina del generale dei marines John Kelly a capo dello staff (un super capo di gabinetto e direttore generale) del Presidente Donald Trump.

Per immaginare questo scenario da incubo, scrive Masha Gessen sul New Yorker, non serve alcuno sforzo di fantasia. Basta avere guardato, o rivedere, la conferenza stampa tenuta da Kelly in difesa delle parole dette al telefono da Donald  Trump a Myeshia Johnson, vedova di un soldato americano molto in azione in Nigeria.

La conferenza stampa, scrive la Gessen, potrebbe costituire un anteprima di ciò che sarebbe un colpo militare negli USA, Kelly ha anticipato 4 argomentazioni.

1. Chi critica il Presidente non sa di cosa sta parlando, poiché non ha prestato servizio nell’esercito. Kelly ha fornito una lunga e dettagliata spiegazione di quanto accade quando un soldato viene ucciso nel corso di una battaglia: il corpo è avvolto in qualunque cosa a portata di mano, poi portato su un elicottero, conservato nel ghiaccio,  poi di nuovo trasportato, reimballato, ancora trasportato, in seguito imbalsamato e vestito con l’uniforme con le medaglie, infine portato a casa. Kelly ha fornito dettagli su come i familiari siano avvisati della morte, quando e da chi. Ha perfino consigliato la visione di un film-tv Private First Class Chance Phelps, in cui c’è l’iter reale del trasporto della salma di un marine 19enne nella sua città a Dubois, Wyoming. La frase “un film molto, molto interessante”, ha segnato un momento in stile Trump. Kelly ha sottolineato che Phelps “è stato ucciso sotto il mio comando, proprio vicino a me”.

I soldati caduti, ha detto Kelly, fanno parte del “miglior 1% generato dalla nostra Nazione”. In seguito, Kelly ha descritto il personale disagio quando ha sentito le critiche alla telefonata di Trump, il generale ha detto di essere andato a “camminare tra i migliori uomini e donne della Terra. E possono essere trovati poiché riposano nel cimitero nazionale di Arlington”.  È nelle società totalitarie, che richiedono totale mobilitazione, che la morte per il proprio Paese diventa il massimo simbolo d’onore.

Qui Masha Gessen introduce un tocco autobiogafico:

“Crescendo nell’Unione Sovietica, ho imparato i nomi dei soldati semplici che si sono lanciati contro i carri armati nemici, trasformandosi letteralmente in carne da macello, tutti noi bambini dovevamo aspirare al martirio, nessun generale sovietico avrebbe osato pronunciare la frase attribuita al gen. George S. Patton:”Lo scopo della guerra non è quello di morire per il proprio Paese ma fare in modo che l’altro bastardo muoia per il suo”.

Questo non è esattamente vero, a meno che non si considerino le democrazie aristocratiche del mito greco e romano come dittature. La cosa, vista in termini crudi e realistici, è anche vera. Solo che il dittatore non era un uomo solo al comando ma un certo numero di aristocratici e le loro famiglie. A Roma, ai tempi d’oro della “Repubblica”, non più di 30.

Se si segue la vulgata della retorica storica e non si pretende di fare coincidere la democrazia col suffragio universale diretto, l’amor di Patria fu un valore fondante di quelle civiltà da cui, almeno in parte deriviamo. Ricordiamo, fra i tanti esempi studiati a scuola, le Termopili, ricordiamo il latino “dulce et decorum est pro patria mori”.

2. Il presidente ha fatto la cosa giusta perché ha fatto esattamente quello che il suo generale gli ha detto di fare. Kelly ha spiegato di aver parlato con il Presidente non una ma due volte su come doveva svolgersi la telefonata con Myeshia Johnson. Dopo che il figlio di Kelly è stato ucciso durante una missione in Afghanistan, come ha ricordato, il suo migliore amico lo aveva consolato dicendo che il figlio “quando è stato ucciso stava facendo esattamente quello che voleva fare. Sapeva che cosa poteva accadere quando è entrato a far parte di quell’1%.” Trump a quanto pare ha cercato di replicare quando ha detto alla Johnson che suo marito, La David, sapeva a cosa stava andando incontro. La reazione negativa a questo commento, ha detto Kelly, lo ha lasciato “senza parole”.

Una settimana prima, Kelly aveva indetto una conferenza stampa nel tentativo di scongiurare un altro scandalo e si era conclusa con la frase ripetuta due volte “sono stato mandato”, in riferimento al suo lavoro alla Casa Bianca. Adesso sembrava quasi voler dire che, dato che era stato mandato per controllare il presidente, il quale stavolta aveva seguito più o meno le sue istruzioni, non doveva essere criticato.

3. La comunicazione tra il presidente e la vedova del militare non è affare di nessuno ma soltanto loro. Il Washington Post aveva citato un funzionario della Casa Bianca dicendo: “Le conversazioni del presidente con le famiglie degli eroi americani che si sono sacrificati per il Paese, sono private”. La dichiarazione conteneva in sé una tipica inversione alla Trump: il presidente stava rivendicando per se stesso il diritto alla privacy che apparteneva al suo interlocutore. Ma Myeshia Johnson aveva volontariamente condiviso la sua conversazione con la suocera e la rappresentante dello Stato della Florida, Frederica Wilson, mettendo il presidente in vivavoce.

4. I cittadini sono classificati in base alla loro probabilità di morire per il Paese. L’ultima argomentazione di Kelly è la più eclatante. Alla fine del briefing, ha detto che avrebbe preso in considerazione solo le domande dei giornalisti che avevano un collegamento personale con il soldato deceduto, seguiti da chi aveva conosciuto una famiglia Gold Star, ossia i parenti di membri delle forze armate USA morti in battaglia o a supporto di determinate attività militari. Considerando che, qualche minuto prima, Kelly aveva detto che la maggior parte degli americani non conosceva nessuno che a sua volta conoscesse qualcuno che appartenesse all'”1%”, stava esplicitamente negando alla maggior parte degli americani, o dei dei giornalisti che li rappresentavano, il diritto di fare domande.  E’ stata dunque una nuova svolta dell’amministrazione Trump di evitare e umiliare gli organi d’informazione ostili, salvo il fatto che questa volta il tutto è stato inquadrato esplicitamente dal punto di vista della lealtà nazionale.

Prima di lasciare il palco, Kelly ha detto agli americani che non hanno servito nell’esercito che li compativa. “Non li guardiamo dall’alto in basso. Siamo in un certo senso dispiaciuti perché non hanno sperimentato la meravigliosa gioia che si prova nel cuore quando fai quel genere di cose che svolgono i nostri militari, uomini e donne, ed è questa l’unica ragione per cui amano il loro Paese”.

Quando Kelly ha sostituito l’inconcludente Reince Priebus come capo dello staff, è stato tirato un sospiro di sollievo: il generale, almeno, avrebbe imposto all’amministrazione una certa disciplina. Ora, a quanto pare, nella Casa Bianca abbiamo percepito il senso della disciplina militare, ha concluso la Gessen.

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