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Colombia-Farc, la pace parte dai bambini soldato: entro sabato 10 devono consegnare le armi

La pace in Colombia fra governo e Farc inizierà dai bambini soldato, scrive Mimmo Candito su La Stampa. Lo storico accordo firmato all’Avana (Cuba) fra il governo colombiano guidato da Alvaro Uribe e i guerriglieri delle Farc potrebbe mettere fine a 52 anni di una guerra civile che ha fatto 260 mila morti, più 60 mila “deparecidos” e 7 milioni di profughi.

I primi a consegnare le armi ed essere trasferiti nei campi gestiti da Unicef e Croce Rossa saranno infatti i bambini arruolati nelle Farc, che entro sabato 10 settembre dovranno abbandonare la giungla e i territori gestiti dalla guerriglia per entrare in una nuova vita, nell’ambito di un programma di recupero di un’intera generazione di minorenni che non ha precedenti al mondo.

“È un viaggio della speranza: cambiare la loro vita sarà un processo lungo, che comporta l’intervento di centinaia di psicologi ed educatori che dovranno aiutare questi ragazzi a imparare a vivere giorni e costumi profondamente diversi dagli anni passati nella geografia della guerra. Nei 52 anni della loro ribellione al governo, le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) avevano saputo creare una sorta di Stato nello Stato, controllando un territorio dove amministravano potere e giustizia al di fuori delle istituzioni legali.

[…] Tra le migliaia di bimbi-soldato che in questo ore vengono raccolti dai delegati della Cri, molti, e anzi la gran parte, sono vissuti sempre nel territorio di San Vicente del Caguán, dove la guerra era la legge quotidiana che segnava i giorni della loro difficile infanzia. Figli di guerriglieri, o di contadini arruolati nella guerriglia, saranno ora aiutati a inserirsi in un mondo che nemmeno conoscono, con la frequentazione di scuole, per i più piccoli, e con l’avvio a una pratica professionale, per gli adolescenti.

«Non sara affatto facile», diceva ieri all’Avana Humberto de la Calle, delegato del governo di Bogotá, e intendeva dire che non soltanto dovrà essere realizzato un programma che, per dimensioni e progettualità, ha ben pochi modelli di riferimento, ma anche che ci sono tuttora molti ostacoli, e ben seri, per la realizzazione dell’accordo di pace.

In un Paese che da più di mezzo secolo ha dovuto convivere con la violenza della guerra, le forze contrarie a questo accordo hanno inevitabilmente un peso politico e sociale di gran rilievo, a cominciare dalla leadership che si è assunta lo stesso ex presidente Uribe. La sua opposizione sostiene che i guerriglieri ricavano da questo accordo vantaggi «troppo generosi», sottraendoli di fatto al verdetto della giustizia e guadagnandogli per 2 legislature 10 seggi nel parlamento di Bogotá.

Il presidente in carica, Juan Manuel Santos, che firmerà ufficialmente l’accordo il 26 nella città di Cartagena, offre invece al voto del suo Paese (il 2 ottobre la Colombia sceglierà con un referendum se confermare quella firma) una speranza che cambierà «totalmente», come egli dice, il corso della storia nazionale.

Dice Santos: «Per la prima volta da un tempo immemorabile, l’intera America, dall’Alaska alla Terra del Fuoco, non avrà più cronache di guerra nelle sue terre». È un risultato storico, ma per farlo in realtà passeranno molti anni. Un sondaggio di questi giorni assegna il 32% di consenso all’accordo, contro un 30%; ma intanto, dal 13 al 19, nella giungla di San Vicente del Caguán si riunirà il comando generale delle Farc, con la presenza di 200 delegati, che dovranno accettare di consegnare le loro armi al governo entro 6 mesi. Anche tra i guerriglieri ci sono forti resistenze, un precedente accordo era finito con l’uccisione di 3 mila di loro ch’erano passati alla vita civile. Non è una memoria incoraggiante.