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Corea del Nord, ecco perché gli Usa non colpiscono Kim Jong-un

Corea del Nord, ecco perché gli Usa non colpiscono Kim Jong-un

Corea del Nord, ecco perché gli Usa non colpiscono Kim Jong-un

PYONGYANG – Oltre 300mila morti in pochi giorni: potrebbe essere questo il bilancio di una eventuale guerra tra Stati Uniti e Corea del Nord, qualora Washington decidesse davvero di reagire alle ormai quasi quotidiane provocazioni del regime di Pyongyang.

Le stime, ricorda Marco Valsania sul Sole 24 Ore, sono contenute in una analisi fatta nel 2012 dal Nautilus Institute for Security and Sustainability, che ha calcolato che una risposta nordcoreana su obiettivi militari ucciderebbe in poche ore forse tremila persone, una rappresaglia su target civili almeno 30mila, mentre i morti sarebbero 60mila nel primo giorno intero di conflitto contro obiettivi bellici. E si potrebbe, appunto, arrivare a 300mila vittime in pochi giorni nel caso di guerra totale alla popolazione.

Bastano queste cifre a capire perché gli Stati Uniti del pur aggressivo Donald Trump non aggrediscono la Corea del Nord. Lo stesso segretario alla Difesa, James Mattis, ha ammesso che un eventuale conflitto “sarebbe probabilmente il peggior conflitto della nostra vita”.

Del resto non sarebbero possibili nemmeno attacchi chirurgici, vista la prossimità della Corea del Nord con la Corea del Sud e il Giappone. Come ricorda il Sole 24 Ore, 

Un attacco a Pyongyang provocherebbe una reazione immediata di migliaia di batterie di artiglieria nordcoreane – ottomila capaci di 300.000 lanci in un’ora, tra le quali sistemi Koksan e lanciarazzi – piazzate nelle regioni di confine e puntate su Seul, città di dieci milioni di abitanti, a soli 50 chilometri della frontiera. Metà di tutta la popolazione del Paese vive in un raggio di 80 chilometri dal nemico, un’area dove Pyongyang ha minacciato un «mare di fuoco». Prima che americani e sudcoreani possano zittire simili arsenali, anche rapidamente con i loro sofisticati arsenali, la tragedia sarebbe compiuta. Senza contare che Pyongyang dovrebbe avere a disposizione anche arsenali chimici e biologici e almeno una dozzina di bombe nucleari e missili che, prima ancora del recente test di ordigni intercontinentali alla radice dell’ultima escalation della tensione, potrebbero raggiungere non solo la Corea del Sud ma il Giappone. Lanci multipli potrebbero essere difficili da intercettare completamente dai sistemi di difesa anti-missilistica americani.

Per tutti questi motivi assai concreti si continua a percorrere l’unica via, quella della diplomazia, che passa attraverso la Cina. E poco importa che Pechino continui a fare affari con Pyongyang, ormai economicamente isolata dalla gran parte del mondo. La Repubblica popolare resta l’unica forza in grado di contenere Kim Jong-un. Al di là delle minacce e dello sdegno comprensibile, la realpolitik dice che una aggressione alla Corea del Nord non è possibile.

 

 

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