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Corea del Nord ha atomiche a misura di missile. Questo vuol dire che…

Corea del Nord ha atomiche a misura di missile. Questo vuol dire che...

Corea del Nord ha atomiche a misura di missile. Questo vuol dire che…

WASHINGTON – La Corea del Nord, secondo le informazioni prodotte dall’intelligence americana, è riuscita a miniaturizzare gli ordini atomici rendendoli così a misura di missile, di quel missile testato poco tempo fa e che è potenzialmente in grado di colpire il suolo americano. E, tweet a parte, il presidente americano Donald Trump ha ora un problema, anzi due, e non solo di tipo militare ma anche, e soprattutto, politico.

La notizia che Pyongyang sia riuscita a bruciare le tappe del suo programma atomico è diventata pubblica solo ieri, ma era contenuta in un rapporto datato fine luglio. Un rapporto che non lascia spazi a dubbi e che trova conferme nelle informazioni in mano ai giapponesi, alleati di Washington, ma anche, seppur indirettamente, nel mutato atteggiamento cinese che ha votato ora a favore delle ultime sanzioni contro il regime nordcoreano dopo anni di sistematica astensione. Ma se Kim Jong-un rappresenta ora una reale minaccia atomica per gli Usa e per il mondo, questo non rappresenta paradossalmente un problema solo militare per la Casa Bianca che deve invece fare i conti con un enorme problema di politica interna.

Il Russiagate, il futuribile impeachment sono infatti problemi teorici e al massimo futuri per The Donald, problemi che ancora devono concretizzarsi e che non sembrano appassionare più di tanto l’elettorato americano, specie quello che ha votato per Trump. Altro discorso è quello invece legato alla minaccia coreana. L’ex immobiliarista newyorkese ha infatti ripetuto ad ogni piè sospinto che contro Pyongyang avrebbe fatto questo e quello, e anche ieri ha continuato sulla stessa linea con il cinguettio in cui prometteva “furia e fiamme”, arrivando nelle scorse settimane a definire “inaccettabile” la possibilità che la Corea del Nord diventasse un problema reale.

Ma così è diventata e la pancia dell’America non è mai stata tenera con i comandanti in capo che promettono ma non fanno. La credibilità di Trump, prima ancora della sicurezza del suolo Usa, è quindi ora seriamente minacciata. E cosa persino peggiore vista l’impulsività, il carattere e l’assoluta non prevedibilità del 45esimo presidente americano, Trump non ha di fatto carte in mano. Da una parte ha infatti promesso di fare, ma cosa può realisticamente fare? Attaccare la Corea del Nord? Improbabile viste le possibili conseguenze che vanno dalla ritorsione contro Seul e Tokyo alle reazioni delle altre potenze mondiali. Fare nuove pressioni politiche ed economiche? Forse, ma sinora queste si sono rivelate semplicemente inutili. Cercare di eliminare il dittatore di Pyongyang o di comprarlo? Plausibile, ma forse un’opzione più ‘hollywoodiana’ che concreta…

Intanto, come dicono i rapporti militari ripresi dalla stampa internazionale, la Corea del Nord avrebbe a questo punto circa 60 bombe atomiche. E anche se si stimava che nessuna fosse adatta ad essere montata sui missili intercontinentali, ora Pyongyang avrebbe costruito gli ordigni miniaturizzati, e sarebbe solo quindi solo questione di tempo – poco visti i ritmi – prima che riesca a montarli su vettori capaci di colpire Seul, il Giappone, e anche gli Stati Uniti. In origine, gli esperti del settore avevano calcolato che Pyongyang avrebbe avuto bisogno ancora di diversi anni per varcare questa soglia, indispensabile per rappresentare una vera minaccia diretta alla sicurezza degli Usa. L’accelerazione però è avvenuta su diversi fronti. Il mese scorso il regime di Kim Jong-un è riuscito a condurre il primo test di un missile intercontinentale, che avrebbe la gittata per raggiungere le coste americane. Il vettore si è incendiato mentre rientrava verso la Terra, e questo significa che al momento non sarebbe in grado di colpire un obiettivo con una atomica, perché la bomba esploderebbe in volo prima di arrivare sul suolo. Gli analisti però ritengono che gli scienziati nordcoreani dovrebbero essere in grado di superare questo ostacolo entro la fine dell’anno, o comunque nei prossimi mesi. E già circolano voci su possibili piani allo studio di Kim per colpire Guam, sede di una delle più grandi basi americane nel Pacifico.

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