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Corea del Nord: Kim Yo-jong, la sorella del dittatore, vera stratega della propaganda

Corea del Nord: Kim Yo-jong, la sorella del dittatore, vera stratega della propaganda

Corea del Nord: Kim Yo-jong, la sorella del dittatore, vera stratega della propaganda

ROMA – Corea del Nord: Kim Yo-jong, la sorella del dittatore, vera stratega della propaganda. Sarà pure “chiaramente pazzo” come sostiene Donald Trump, ma dietro la follia del Maresciallo Kim Jong Un c’è sicuramente un metodo, visto che la rissa quotidiana a colpi di insulti e minacce sempre più catastrofiche la sta vincendo lui. Con l’aiuto della sorella che dietro le quinte dirige la macchina propagandistica della Corea del Nord.

Kim Yo-jong, 30 anni, ufficialmente vice del Dipartimento Pubblicità e Informazione, è la vera stratega delle mosse mediatiche del fratello: ha studiato con lui in Svizzera a Berna, condivide la stessa formazione scolastica strettamente sorvegliata, ha dato una mano di modernità all’ingessato apparato propagandistico nord-coreano. Per esempio non passano più giorni prima che il regime risponda a questa o quella sollecitazione estera.

Ma ci sono sfumature linguistiche, dettagli dialettici che segnalano un alto livello di sofisticazione, come quel “vecchio rimbambito” rivolto a Trump: in Italia non ce ne siamo accorti, ma i coreani hanno usato la parola “dotard”, termine antiquato e fuori corso che significa piuttosto “vecchio lunatico”, in uso nel XIV secolo e presente nella lingua di Shakespeare.

Se all’inizio analisti e commentatori sono rimasti basiti magari pensando all’anacronismo delle fonti disponibili a Pyongyang, a dizionari antidiluviani, ci si è accorti poi che quella parola funzionava eccome, spostando l’interesse generale, un’arma di distrazione di massa come si dice in questi casi. E, quel “rocket man”, inserito da Trump senza l’approvazione dei generali, ha finito per ritorcerglisi contro. Nel frattempo, Kim litiga con Trump ma a essere minacciati davvero sono Giappone e Corea del Sud, un successo strategico per nulla trascurabile.

E gli osservatori della realtà nordcoreana sono concordi nell’indicarla come la regista occulta di molte iniziative per celebrare il fratello e alimentarne il culto della personalità. Con un tocco, però, dinamico rispetto ai predecessori. Dicono ancora che sia stata lei a proporre Kim quale «uomo del popolo», da qui le ripetute visite a fabbriche, impianti, palazzi, scuole e asili. Ed è ancora sua l’idea di «aprire» — si fa per dire — il Paese a visitatori stranieri, dando maggiore impulso a contatti e al turismo. (Guido Olimpio e Guido Santevecchi, Corriere della Sera)

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