Blitz quotidiano
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Donald “Goebbels” Trump: corsi e ricorsi di una propaganda

ROMA – Donald Trump adesso minaccia direttamente il partito repubblicano: “Ci saranno scontri e rivolte”, ha avvertito, se dovesse conquistare il numero dei delegati ma il Grand Old Party finisse per negargli la nomination. Del resto in un’intervista alla Cnn, il tycoon si è detto sicuro che raggiungerà l’obiettivo dei 1.237 delegati, come è sicuro che a furia di ripeterla anche una grande menzogna diventa vera.

Stavolta, se ci saranno scontri, non potrà dare la colpa agli “amici comunisti” di Bernd Sanders come ha già fatto più volte in questa campagna virulenta, in questo clima di odio creato ad arte. Non siamo al Goebbels che inondava di topi veri le sale dove si radunavano comunisti e socialdemocratici nella Berlino di cui era infaticabile e geniale Gauleiter.

E nemmeno all’incendio del Reichstag commissionato da Goebbles ma intestato ai Rossi quale atto iniziale di una rivoluzione bolscevica che nel ’33 fornì il pretesto al democraticamente eletto Adolf Hitler di arrestare e bandire definitivamente sinistra e opposizioni in Germania e instaurare il regime.

Non si sente il batter di tacchi delle camicie brune ma qualcosa di incendiario in Trump è ben intuibile. Lo sceriffo del North Carolina che voleva far processare lui e il suo staff per aver deliberatamente programmato incidenti e incitato alla violenza alla fine non se l’è sentita di procedere. Ma che a Fayetville a scatenare i torbidi sia stato qualcuno del suo entourage ci sono pochi dubbi.

Tanto è vero che cinque vice-sceriffi del North Carolina sono stati sospesi temporaneamente per non essere intervenuti, mentre un uomo di colore veniva picchiato durante uno degli events di Donald Trump, che sempre più spesso danno luogo a tumulti e violenze.

Perché la lezione di Goebbels, i suoi principi della Propaganda e dell’arte di incantare le masse, Trump li ha imparati a meraviglia (se ne sono accorti ad Atlanta dove spopola un manifesto con Trump in baffetti hitleriani). Innanzitutto niente è meglio di un clima di ansietà e paura, se possibile indotto.

E non si scambi la grossolanità degli argomenti, la violenza verbale, la volgarità degli attacchi per un irredimibile tratto caratteriale. Intemperanza, sopraffazione, insulti, calunnie: virtù irrinunciabili del mistagogo.

Un vanto, quando iniziarono a chiamarlo super-gangster e Goebbels prese a firmare i suoi articoli come J. G. Oberbandit. Un privilegio, quando nel ’28 cominciò a beneficiare delle garanzie parlamentari e come deputato iniziò a firmarsi I. d. I. (inhaber der immunitat, titolare di immunità).

Pura strategia codificata da Goebbles che aveva un piede equino causa di un risentimento inestinguibile ma una mente sopraffina per non farsi ingannare nemmeno dalle assurdità di Hitler. Cui credeva solo per tornaconto personale e smodata ambizione di emergere.

Non era antisemita ma fu tra i promotori della soluzione finale, lodava e rispettava i bolscevichi che scelse come capro espiatorio ideale. Importante era imporre messaggi semplici ridotti a slogan comprensibili dalle masse cui dire sempre e comunque quello che volevano sentirsi dire. Così confessava alla famiglia.

“Non c’era una filosofia nazional-socialista, non una politica mondiale nazional-socialista, non un chiaro e definito programma politico”, avrebbe spiegato. “Ma il popolo credette alla sua esistenza, in parte perché non ci avevano pensato seriamente abbastanza, in parte perché abbiamo sempre sostenuto che davvero esistesse”. (Hans-Otto Meissner, “Magda Goebbels. The first lady of the Third Reich – Dial Press, New York)

Al bando ogni tentativo di argomentazione, residuo aberrante dell’idiozia democratica. Sensibilizzare tutti, privilegiare il soggetto collettivo a dispetto dell’individuo, se serve anche i ragazzini. E Trump la sua gioventù personalizzata l’ha ingentilita con le Freedom kids, giovincelle (s)vestite in stile majorettes che aprono i suoi dibattiti/show.