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Donald Trump a tutto carbone e petrolio, addio accordo sul clima

WASHINGTON – A tutto carbone e a tutto petrolio, Donald Trump promette di rilanciare l’industria carbonifera anche se questo non va esattamente nella direzione degli accordi di Parigi. Trump, prima di essere eletto 45esimo presidente degli Stati Uniti, ha precisato quali fossero le sue idee in tema di politica energetica. Le riassume Repubblica:

Trump ha ribadito più volte di voler puntare ad una rinascita dell’industria carbonifera e di promuovere un’ulteriore diffusione dell’estrazione di gas e petrolio dal territorio nazionale attraverso il ricorso alla tecnica del fracking. Obiettivi peraltro in contrasto tra loro, visto che i prezzi bassi del metano nazionale hanno contribuito a mettere fuori mercato il carbone. Altro motivo della crisi del carbone sono state le rigorose misure anti inquinamento (in particolare il Clean power plan) volute dall’Environment protection agency, l’Agenzia federale per l’ambiente, istituzione usata sin qui da Obama come un grimaldello per forzare le tante resistenze incontrate dalle sue politiche green. Su come risolvere questo intralcio Trump sembra avere però le idee chiare ed ha già annunciato l’intenzione di nominare ai vertici dell’Epa Myron Ebell, noto “negazionista climatico”.

E il “negazionismo” climatico sembra teoria affine a Trump che mesi fa twittava sicuro: “il riscaldamento globale è una bufala inventata dai cinesi per minare la competitività dell’industria americana”. Aveva anche detto di voler cassare l’accordo di Parigi sul clima, proprio quello, guarda caso, ratificato con molta fretta ed entrato in vigore il 4 novembre scorso.

Ovviamente una volta diventato presidente la musica, e i toni, potrebbero cambiare. I toni strafottenti della campagna elettorale si sono già smorzati nel primo discorso da eletto in cui ha ringraziato la sfidante Clinton e ha detto che il suo primo cruccio ora è quello di riunire un Paese ferito da una campagna elettorale aspra. Trump, che sarà eccentrico ma è pur sempre un imprenditore pragmatico, potrebbe quindi alla prova dei fatti non avere nessuna intenzione di penalizzare l’industria delle energie alternative che negli Usa è un settore importante ormai da anni.