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Donald Trump e il terrorismo islamico radicale: come parla dell’Islam?

Donald Trump e il terrorismo islamico radicale: come parla dell'Islam?

Donald Trump e il terrorismo islamico radicale: come parla dell’Islam?

WASHINGTON – Prima che il presidente Donald Trump, in Arabia Saudita, tenesse l’atteso discorso, gran parte dei media si è concentrata su una frase: terrorismo islamico radicale. Continuerà a usare questo termine, come ha fatto nella campagna presidenziale del 2016 o di fronte agli ospiti sauditi, troverà una variante meno controversa, come “estremismo islamico”?, riporta la Cnn.

“C’è ancora molto lavoro da fare. Ciò significa confrontarsi onestamente sulla crisi circa l’estremismo islamico e i terroristi di ogni tipo”, ha detto il presidente. In breve, “islamista” si riferisce a movimenti politici che tentano di attuare la legge e la teologia islamica. “Islamico” si riferisce alla religione stessa, e molti musulmani si offendono dell’associazione tra la loro fede alla violenza.

La frase “terrorismo islamico” non era nei commenti preparati del Presidente e menzionarla è stato un lapsus indotto dalla stanchezza, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca. Ma, intenzionale o no,scrive la Cnn, il linguaggio di Trump ha rivelato che da un lato Donald Trump ha apprezzato i musulmani americani definendo l’Islam “una delle grandi fedi del mondo”, un passo avanti rispetto alle affermazioni rilasciate l’anno scorso, quando dichiarava “L’Islam ci odia”. Quanto ai terroristi, si è riferito a loro come “barbari criminali”:

“Ogni volta che un terrorista uccide una persona innocente e invoca falsamente il nome di Dio, ogni persona di fede dovrebbe sentirsi insultata”, ha detto. “Questa non è una battaglia tra fedi, sette o civiltà diverse. Questa è una battaglia tra barbari criminali, che cercano di annullare la vita umana, e persone oneste di tutte le religioni, che invece cercano di proteggerla. Una battaglia tra il bene e il male “.

Shahed Amanullah, ex consigliere al Dipartimento di Stato, ha dichiarato:

“A differenza del candidato Trump, il Il presidente Trump ha separato nettamente l’Islam dal terrorismo”.

Il presidente, ha invitato le nazioni musulmane a eliminare definitivamente gli estremisti e rivendicato il nuovo accordo da 110 miliardi di dollari per la vendita di armi ai sauditi, come misura necessaria contro il terrorismo.
Inoltre, ha sollecitato i leader religiosi a rilasciare un messaggio ai gruppi di terroristi:

“La barbarie non ti darà gloria, il male non ti darà dignità. Se scegli la strada del terrore, la tua vita sarà vuota e breve e la tua anima condannata”. “Chiaramente crede che il terrorismo sia alimentato dalla religione”, ha dichiarato Ebrahim Moosa, professore dell’Islam all’Università di Notre Dame. “Non fa alcuna connessione tra il terrorismo, i risentimenti politici e l’oppressione delle persone”.

Ad essere onesti, Trump non è il primo presidente a insistere sul fatto che il terrorismo sia, e non è, un problema religioso; l’amministrazione Obama, che ha evitato con accuratezza l’uso del termine “terrorismo islamico”, ha fatto arrabbiare i musulmani americani, ospitando un vertice sulla lotta contro l’estremismo violento, concentratosi quasi esclusivamente sull’Islam.

Durante un discorso, Obama, come Trump, disse che i religiosi musulmani hanno “la responsabilità di far arretrare le false interpretazioni del Corano”. L’amministrazione Obama era generalmente coerente su un punto: rifiutare di concedere a gruppi come l’ISIS la legittimità religiosa che desiderano, chiamandoli “islamici”. Era una strategia contro il terrorismo, anche se i funzionari di amministrazione occasionalmente spaziavano in teologia, come quando l’ex segretario di Stato John Kerry chiamò gli appartenenti all’ISIS “apostati”.

Il predicatore islamico indiano Zakir Naik, attualmente ricercato dalle autorità indiane per presunti reati terroristici, avrebbe presumibilmente ricevuto la cittadinanza saudita, scrive invece The Tribune Express. Come riportato dal Middle East Monitor, il re Salman sarebbe intervenuto per concedere a Naik la cittadinanza, affinché venga protetto dall’arresto da parte dell’ Organizzazione Internazionale di Polizia (interpol).

Il predicatore 51enne, che fondò l’Islamic Research Foundation (IRF), si troverebbe in Arabia Saudita, per evitare gli arresti da parte delle autorità indiane, dopo essere stato accusato di aver giocato un ruolo chiave in diversi casi legati al terrorismo; oltre a queste accuse, sarebbe ricercato anche per riciclaggio di denaro.

Il suo canale, “Peace TV”, è stato oscurato nel Regno Unito, in canada e in Bangladesh; nel 2012, all’uomo venne negato l’ingresso nei Paesi citati dopo aver espresso supporto nei confronti di Al Qaeda. Il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, nel suo editoriale ha rivolto diversi consigli a Donald Trump, che dovrà discutere con i sauditi una possibile strategia per evitare un altro attacco terroristico stile 11 settembre.

Tehran e Riyadh sono due note regioni arci-rivali, che si accusano a vicenda sulla sponsorizzazione di milizie fondamentaliste allineate alle sette concorrenti islamiche nelle zone di guerra del Medio Oriente, spiega The Express Tribune. Le critiche rivolte all’Arabia Saudita affermano che la stretta visione dell’Islam non fa che alimentare l’estremismo sunnita, e alcuni accusano il regno di essere responsabile degli attacchi avvenuti l’11 settembre.

L’Arabia nega di aver dato alcun supporto ai 19 dirottatori, molti di questi cittadini sauditi, che nel 2001 uccisero circa 3.000 persone. Lo scorso febbraio, nel corso di una campagna, lo stesso Donald Trump suggerì ai suoi sostenitori che dietro gli attentati avrebbe potuto esserci il Regno. “Scopriremo chi è stato veramente ad abbattere il World Trade Center, ci sono dei documenti estremamente segreti. Potrebbe venire fuori che sono stati i sauditi, okay, ma lo scopriremo” disse il presidente.

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