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Donald Trump festeggia i 100 giorni nella Rust Belt: “Sul clima prenderò una grande decisione”

Donald Trump festeggia i 100 giorni nella Rust Belt: "Sul clima prenderò una grande decisione"

Donald Trump festeggia i 100 giorni nella Rust Belt: “Sul clima prenderò una grande decisione”

NEW YORK – I primi 100 giorni di Donald Trump alla Casa Bianca si sono conclusi come erano iniziati: con un durissimo scontro tra il presidente e i media. E con l’annuncio di una “grande decisione” sullaccordo di Parigi sul clima negoziato da Barack Obama.

Il presidente americano ha anche invitato alla Casa Bianca il controverso presidente filippino Rodrigo Duterte (aspramente criticato da Barack Obama) apprezzando la sua lotta contro la droga. Il tycoon ha avuto una conversazione telefonica sabato sera con il collega  in cui i due leader hanno “discusso sul fatto che le Filippine stanno combattendo duramente per liberare il Paese dalle droghe”. Un portavoce di Duterte ha confermato l’invito a Washington confermando “l’apprezzamento di Trump per il lavoro del presidente filippino, soprattutto sul fronte” della lotta alla droga. Duterte è accusato di aver ordinato migliaia di esecuzioni extragiudiziali nella sua guerra senza quartiere ai cartelli della droga, tanto che opposizione e attivisti hanno minacciato il ricorso all’impeachment e di denunciarlo alla Corte penale internazionale.

Ma a surriscaldare la serata dei cento giorni è stato l’ennesimo scontro tra Trump e i media. Il tycoon (che, con uno strappo clamoroso, ha disertato la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca) è tornato ad accusare giornali e tv di essere ‘falsi e disonesti’. “Sono una disgrazia, sono parte del problema”, ha stigmatizzato il presidente americano citando in particolare la Cnn e il New York Times.

San raffaele

Irrefrenabile l’entusiasmo della grande folla di sostenitori riunitasi ad Harrisburg, in Pennsylvania, una dei quelle aree della ‘Rust Belt’ che hanno regalato al tycoon la vittoria nelle elezioni dello scorso novembre. Una folla che lo ha galvanizzato come ai tempi della campagna elettorale. “Non potrei essere più felice di essere qui oltre 100 miglia lontano da Washington – ha aggiunto Trump durante il comizio, durato quasi un’ora – la loro agenda non è la nostra agenda”.

Secca la risposta del presidente dell’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, Jeff Mason, che, aprendo la serata annuale dell’associazione, ha respinto le accuse al mittente: “Siamo qui come sempre per celebrare la libertà di stampa e il buon giornalismo, non per celebrare la presidenza. Come si può vedere – la sua frecciata ironica – la serata è lo stesso sold out”. Poi serio: “Non siamo fake news, e non siamo il nemico del popolo americano. Un attacco a noi è un attacco a tutti gli americani. Dobbiamo restare vigili”, ha ammonito ancora Mason, sottolineando come in gioco ci sia la libertà di stampa, e chiamando sul palco due totem, due monumenti della libera informazione: Bob Woodward e Carl Bernstein, i mitici giornalisti investigativi del Washington Post che fecero scoppiare lo scandalo del Watergate.

“Caro presidente, i media non sono fake news”, hanno ripetuto i due grandi saggi del giornalismo americano e mondiale, invitando i loro eredi “a seguire i soldi e le bugie”. “La verità alla fine emerge – hanno aggiunto -. Ci vuole del tempo, ma viene fuori”.

Intanto Trump nel suo comizio di Harrisburg ha annunciato il suo prossimo obiettivo: l’accordo di Parigi sul clima. “Presto prenderò una grande decisione”, ha affermato. Martedì l’incontro tra i consiglieri del presidente per discutere l’eventuale ritiro degli Usa dall’intesa siglata in seno alle Nazioni Unite.

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