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Donald Trump: “Hillary Clinton senza scorta armata cosa le succederebbe?”

(di Redazione Ansa) WASHINGTON – “Togliamo le armi agli agenti del Secret service che proteggono Hillary Clinton e vediamo cosa le succede…”. Donald Trump continua a giocare col fuoco spingendosi ad evocare la morte della rivale democratica e sollevando così l’ennesima ondata di polemiche, mentre promette di smantellare il disgelo di Obama con Cuba se il governo Castro non concederà la libertà religiosa e non libererà i prigionieri politici.

“Se ne va in giro con bodyguard armati come mai si è visto prima. Penso che le sue guardie del corpo dovrebbero deporre tutte le armi. Giusto? Penso che dovrebbero essere disarmate immediatamente. Cosa ne pensate? Sì? Togliete loro le armi. Lei non vuole le armi… Vediamo cosa le succede. Sarà molto pericoloso”, ha arringato la folla dopo aver dato il “benvenuto a tutti voi miserabili” sullo sfondo di uno striscione che omaggiava i miserabili della Rivoluzione francese per ricordare sarcasticamente l’offesa fatta dalla Clinton ai suoi elettori.

Non è la prima volta che il tycoon attacca provocatoriamente Hillary sul terreno delle armi, accusandola falsamente di voler cancellare il secondo emendamento della costituzione, che garantisce il diritto all’autodifesa, mentre lei è per un più rigido controllo sulla vendita e sul porto delle armi. Nei mesi scorsi il magnate l’aveva già criticata per la sua presunta ipocrisia nel battersi contro il proliferare delle armi continuando ad essere circondata da guardie armate sino ai denti. In agosto aveva ammonito sul rischio che la Clinton, se eletta, avrebbe potuto nominare un giudice alla Corte suprema favorevole ad un giro di vite sulle armi, evocando in modo obliquo una mobilitazione del “popolo del secondo emendamento” per fermarla. Ma questa volta si è spinto oltre, facendo il suo primo commento diretto sulla violenza contro la sua sfidante e aumentando il clima di tensione di queste elezioni. Immediata la replica del campo avversario: “Incita la gente alla violenza”, ha replicato Robby Mook, campaign manager della Clinton. “Sia che lo faccia per provocare i manifestanti ad un comizio o per caso o anche solo per gioco, è una cosa inaccettabile per chiunque voglia diventare commander in chief”, ha aggiunto, insistendo sul fatto che Trump non è adatto a fare il presidente.

Può essere che Trump voglia caricare i suoi, sfruttando anche l’antipatia per la rivale, ma i guai peggiori li fa quando rimonta nei sondaggi, come sta succedendo adesso. Finora aveva rincorso sforzandosi di essere più ‘presidenziale’, meno roboante. Ma ora si sente più sicuro e fa lo spavaldo. Quando ha alluso al disarmo del secret service e alla morte della rivale stava parlando senza gobbo elettronico. Anche il riconoscimento tardivo e laconico della nascita americana di Obama, senza scuse né spiegazioni, non è sembrata una grande mossa perché riporta l’attenzione su una delle affermazioni più assurde che abbia mai fatto. Gli effetti comunque si misureranno nei prossimi sondaggi.

Intanto la Clinton corre ai ripari negli Stati dove sta perdendo terreno: dopo Michelle ieri in Virginia, oggi tocca alla senatrice Elisabeth Warren e all’ex rivale democratico nelle primarie Bernie Sanders battere a tappeto l’Ohio per conquistare il voto dei giovani.