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Donald Trump: “Il muro si farà immediatamente. E paga il Messico”

Donald Trump: "Il muro si farà immediatamente. E paga il Messico"

Donald Trump: “Il muro si farà immediatamente. E paga il Messico”

WASHINGTON – Il muro al confine col Messico si farà “immediatamente”. Lo ha detto il neo presidente americano Donald Trump in una intervista alla Abc. E a pagare la fattura, ha specificato, sarà il Messico, “in qualche modo”.

Trump ha precisato che il muro sarà iniziato con i soldi dei contribuenti americani ma ha assicurato che poi il Messico li ”rimborserà in un momento successivo con qualsiasi transazione facciamo” con quel Paese, ”in qualche forma, forse in una forma complicata”.

In ogni caso, il tycoon non intende venir meno alle promesse fatte in campagna elettorale: “Inizieremo appena possibile – ha spiegato – appena possiamo farlo fisicamente, direi nel giro di mesi, certamente il progetto comincerà immediatamente”. I negoziati tra i due Paesi, ha aggiunto, cominceranno ”relativamente presto”. “Quello che stiamo facendo è positivo per gli Usa e sarà positivo anche per il Messico. Vogliamo avere un Messico molto stabile, molto solido”, ha aggiunto.

La conferma è arrivata anche dalla portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, che ha annunciato la firma da parte del presidente Usa di due ordini esecutivi, uno dei quali sull’immigrazione e sulla sicurezza dei confine che comprende la costruzione di una grande barriera al confine col Messico. L’amministrazione Trump, ha spiegato Spicer, ha tra le sue priorità il rafforzamento delle leggi sull’immigrazione: saranno creati più spazi detentivi lungo il confine, sarà messa fine alla politica del “catch and release” (cattura e libera) dell’amministrazione Obama e non saranno più concessi finanziamenti alle cosiddette “città santuario”, quelle che proteggono gli illegali.

Di che proporzioni e dimensioni sarà il nuovo muro al momento non è dato saperlo. L’esempio citato in passato dal neo presidente è stato quello della Grande Muraglia cinese, con un costo previsto dallo stesso tycoon sugli 8 miliardi di dollari. ”Al 100% a carico del Messico”, ci ha sempre tenuto a precisare Trump. Come? “In qualche modo” ha detto oggi eludendo la domanda. Al Washington Post una sola volta ha invece spiegato:  se il Paese non accetterà di pagare ”una somma una tantum”, verrà cambiata una regola dell’US Patriot Act (la legge anti terrorismo) tagliando così parte dei fondi inviati dagli immigrati messicani in patria attraverso i bonifici.

Il transition team intanto ha chiesto al dipartimento dell’ Homeland security (corrispondente al ministero dell’interno, ndr) di valutare tutti gli asset disponibili per la costruzione della barriera. Dogane e staff per la protezione dei confini hanno inoltre identificato oltre 650 km dove potrebbe essere eretta una nuova barriera, lungo i circa 3.200 km di frontiera tra San Diego e Tijuana che lambiscono quattro Stati Usa – California, Arizona, New Mexico e Texas – e sei Stati messicani.

Al momento circa 1.030 chilometri sono già protetti da forme di recinzione non contigue, costruite in tre diverse operazioni. Si tratterebbe quindi di aggiungerne altre, meno però di quelle esistenti. E potrebbe non essere tutto muro, ma in parte anche una serie di recinzioni con reti metalliche o filo spinato, come ha ammesso Trump dopo l’elezione, in accordo con quanto proposto dai repubblicani al Congresso. Alla fine, quindi, potrebbe essere una operazione tutto sommato limitata, non certo una nuova Muraglia cinese, ma di grande impatto mediatico sull’immaginario collettivo con un elettorato che continua a gridare “Build the wall, build the wall”.

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