Blitz quotidiano
powered by aruba

“Donald Trump come Isis”: fatwua dell’Egitto

IL CAIRO – L’ideologia di Donald Trump è la stessa del cosiddetto Isis: l’affondo arriva dall’Egitto, dove l’autorità che emette gli editti religiosi (fatwa) si è espressa in questi termini nei confronti del candidato repubblicano alla Casa Bianca.

 

I discorsi del candidato repubblicano aiutano l‘Isis dato che utilizzano la “stessa ideologia” dello Stato islamico, la cui propaganda a sua volta sfrutta le dichiarazioni del politico repubblicano. Questo sostiene un Osservatorio del “Dar El Iftaa“, l’autorità egiziana che emette gli editti religiosi, gettando una luce particolarmente sinistra sull’effetto degli appassionati comizi di Donald Trump che pure sembrano mirare dritto alla ‘pancia’ dell’America. Si tratta di una indicazione non da poco, visto che proviene dall’osservatorio sull’islamofobia dell’istituzione che è fra i principali interpreti della Sharia.

Eppure proprio al Cairo il presidente americano Barack Obama all’epoca da poco insediato era andato ad annunciare la “mano tesa” all’Islam. Ma la prospettiva di uno scenario ribaltato non si ferma qui: dopo l’apertura manifestata da Donald Trump ad incontrare il leader Kim Jong-un, DPRK Today, testata di Pyongyang, ha dato adesso il via al “corteggiamento” parlando del “saggio” Trump in contrapposizione alla noiosa “Hillary”.

“E’ il presidente che i cittadini devono votare perché non è noioso come Hillary. Trump ha detto di voler puntare al dialogo diretto con la Corea del Nord”, si sottolinea in un editoriale che plaude in particolare al recente discorso del miliardario di New York sulla sua visione in politica estera in cui ha minacciato di ritirare le forze americane dalla Corea del Sud se Seul non paga adeguatamente per la difesa.

Non si riscontra invece lo stesso entusiasmo in Iran per il candidato repubblicano, a quanto pare, visto che il ministro iraniano degli Esteri, Javad Zarif, ha voluto precisare come l’accordo sul nucleare iraniano non può essere rinegoziato, a dispetto delle intenzioni manifestate da Trump: “Non è un accordo Iran-Usa che possa essere rinegoziato dal ‘front-runner’ repubblicano o da chiunque altro. E’ un’intesa internazionale allegata ad una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha detto.

Intanto dalla Trump Tower nessuna replica, nessuna reazione: il tycoon va dritto per la sua strada e poco importa se nel mondo qualcuno non prende bene le sue parole. Così sembra poco preoccupato anche delle possibili ‘crepe’ nella special relationship con il Regno Unito dopo i botta e risposta con il neo eletto sindaco di Londra di fede musulmana, Sadiq Khan, e perfino con il premier conservatore David Cameron: per Trump vale sempre la massima ‘il business è business’, al punto che il 24 giugno, il ‘day after’ del referendum sulla Brexit, il candidato repubblicano sarà in Scozia al taglio del nastro per l’inaugurazione del suo golf club presso il lussuoso Turnberry Hotel dopo un rifacimento da 290 milioni di dollari. Al momento non si parla di incontri ‘politici’ o di interventi pubblici, ma la coincidenza suscita non poco interesse, visto che tra l’altro secondo Trump la Gran Bretagna beneficerebbe dell’uscita dall’Unione europea.