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Donald Trump nomination, è lui candidato dei Repubblicani

ROMA – Donald Trump ce l’ha fatta. Contro il suo stesso partito che poco lo sopporta. Il magnate ha infatti ottenuto il numero di delegati necessari per avere la nomination repubblicana prima della convention di luglio del partito. Trump ha superato quota 1237, la soglia necessaria per assicurarsi la candidatura alla Casa Bianca. Al momento può contare su 1238 voti secondo i media americani.

LE CRITICHE – Forte della vittoria, risponde ai leader mondiali che, dal G7 in Giappone e dagli uffici dell’Unione europea, hanno bollato la sua candidatura come “scenario horror” (copyright Martin Selmayr, capo di gabinetto del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker) e hanno parlato di “ignoranza” e “comportamento sprezzante” (copyright Barack Obama).

Il miliardario ha risposto nel suo solito stile: “Se i leader mondiali sono scossi da me è una cosa buona. È inusuale che Obama parli di me durante una simile conferenza stampa ma va bene”, ha osservato Trump, definendo “orribile” il lavoro alla Casa Bianca di Obama, che avrebbe consentito a molti Paesi di approfittare degli Stati Uniti.

Trump ha anche parlato del suo vicepresidente in caso di elezione, annunciando che “probabilmente” sarà una donna o un “appartenente alle minoranze”, ha detto senza spiegare a quale minoranza.

LA NOMINATION – A garantire la nomination di Trump sono stati alcuni delegati cosiddetti “unpledged”, cioè svincolati rispetto ai risultati di primarie e caucus, che hanno deciso di sostenerlo. “È ora di vincere le elezioni generali”, ha subito  twittato Donald Trump Junior, il figlio del magnate,  dando per certo il fatto che il padre abbia ottenuto la nomination. Altri 303 delegati verranno assegnati nelle primarie del 7 giugno in California, Montana, New Jersey, New México e Sud Dakota. A questo punto, però, Trump può già concentrarsi sulla prossima battaglia. Probabilmente con Hillary Clinton che però, in casa democratica, tra scandali mail e bugie, fatica molto di più del suo avversario.

La nomination di Trump arriva nel giorno in cui il quotidiano Daily Telegraph lo accusa di aver eluso addirittura 50 milioni di dollari di tasse. Spiega La Stampa:

Il giornale, da tre mesi alle calcagna del miliardario newyorkese, fa riferimento a un documento che Trump ha firmato nel 2007 che, secondo il Telegraph, avrebbe permesso al tycoon di aggirare vaste passività fiscali.

L’atto è emerso nel corso di un’azione legale lanciata dagli ex dipendenti di Bayrock Group, società immobiliare partner di Trump, che ha compiuto con la islandese FL Group l’accordo finito sotto accusa. Il tycoon ha posto la sua firma sulle due «versioni» del contratto, come investimento e come prestito, nonostante i dubbi su irregolarità segnalati dai consulenti legali. A New York la vendita di una partecipazione in una partnership obbliga i soggetti al pagamento di oltre il 40% in tasse del guadagno ricavato dalla vendita. Tuttavia, se l’investimento viene classificato come un prestito, non è necessario versare alcuna imposta.

Nuovo scossone nello staff di Donald Trump: il tycoon newyorkese ha separato la sua strada da quella del direttore politico della sua campagna, Rick Wiley, assunto solo pochi mesi fa. Non è chiaro se Wiley sia stato licenziato: alcuni media statunitensi parlano di disaccordi con il manager della campagna di Trump, mentre dallo staff del candidato repubblicano si afferma che il suo era un incarico a tempo determinato. “Rick Wiley è stato assunto a breve termine come consulente – si legge in una nota – Lo ringraziamo per averci aiutato durante questo periodo di transizione”.

 

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