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Donald Trump, Paul Manafort si è dimesso. Nei guai per legami con Mosca

WASHINGTON – Colpo di scena nella campagna elettorale di Donald Trump: si è dimesso il manager Paul Manafort. Il suo ruolo era stato già ridimensionato nei giorni scorsi nell’ambito di un nuovo ‘rimpasto’ effettuato da Trump circa lo staff della sua campagna elettorale. Ma lo stratega ha comunque deciso di lasciare il posto.

Manafort avrebbe spiegato la decisione con la necessità di non costituire una distrazione nella corsa del tycoon per la presidenza degli Stati Uniti. L’uscita di scena di Manafort segue anche rivelazioni di legami con la dirigenza politica ucraina filo-russa, compreso l’ex presidente Viktor Yanukovic, nell’ambito di attività di lobbying a Washington.

Manafort era infatti finito nel mirino della stampa internazionale nei giorni scorsi, dopo che l’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina aveva reso nota la sua collaborazione con il Partito delle Regioni dell’ex presidente ucraino filorusso Viktor Ianukovich, rivelata da un’inchiesta dell’Associated Press.

Secondo le autorità ucraine, Manafort era nel “registro nero” del Partito delle Regioni e “una somma totale di oltre 12,7 milioni di dollari era allocata per i costi associati a questa persone dal 20 novembre del 2007″.

“Sottolineamo, scriveva l’Ufficio anticorruzione ucraino, che il fatto che il nome di Paul Manafort compaia nella lista non significa che lui abbia di fatto avuto il denaro, perché le firme che appaiono sulla colonna dei beneficiari potrebbero appartenere ad altre persone. Per evitare dicerie e speculazioni l’Ufficio nazionale anticorruzione pubblica le copie di 19 pagine che contengono 22 voci legate al nome di Paul Manafort”.

Sempre secondo l’ufficio anticorruzione ucraino, l’ultimo riferimento a Manafort sul “registro nero” risalirebbe al 5 ottobre 2012. Difficile verificare l’autenticità del documento, che l’ufficio anticorruzione di Kiev sostiene di aver ricevuto dall’ex primo vice del Servizio di sicurezza statale ucraino Viktor Trepak.