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Donald Trump preoccupa il Vaticano: “Chiesa Usa faccia azione di lobby”

Donald Trump preoccupa il Vaticano: “Chiesa Usa faccia azione di lobby”

Donald Trump preoccupa il Vaticano: “Chiesa Usa faccia azione di lobby”

ROMA – Donald Trump preoccupa il Vaticano, che adesso spera che “possa ripensare le sue posizioni”, in particolare su migranti, clima e corsa agli armamenti. Magari anche grazie “all’azione di lobby della Chiesa americana”. Per il cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero per lo Sviluppo umano integrale, che oggi ha incontrato un gruppo di giornalisti, le scelte di Trump sono “una sfida, una cosa che preoccupa”, ma “per fortuna anche negli Stati Uniti ci sono alcune voci che dissentono, voci contrarie, anche in disaccordo esplicito contro le sue posizioni. Il suo bando contro le immigrazioni è stato bloccato da un avvocato nelle Hawaii”.

“Quindi – prosegue Turkson – ci sono individui, elementi nella società americana che non sono d’accordo, e anche se non si può dire che questo rispecchi la Chiesa cattolica, per noi è un segno che mano a mano ci può essere un’altra voce, che possa uscire, che cominci a parlare un altro linguaggio. E si spera che, tramite i mezzi politici, mano a mano Trump stesso cominci un po’ a ripensare alcune delle sue decisioni”.

Per Turkson, “lì ora si stanno realizzando promesse fatte in campagna elettorale. Ma spero che, entrando nel suo ufficio, il presidente possa capire che talvolta c’è un po’ di dissonanza fra la realtà delle cose e le espressioni della campagna. Ecco che forse ci sarà la tendenza a modificare un po’ le posizioni”.

“Da parte della Chiesa, allora, siamo pieni di speranza che le cose cambieranno. La prima indicazione di questo fatto è che diversi membri dell’episcopato americano si sono già espressi sugli argomenti e hanno preso posizioni diverse da quelle del presidente. E si spera che questo, mano a mano, possa avere qualche influenza sulla posizione del presidente”, dice.

Secondo Turkson, inoltre, “ci può essere un altro fattore”: “Interessante è che mentre Trump si muove in direzione opposta” in tema di misure sul clima, “abbiamo un’altra grande potenza nel mondo come la Cina che sta manifestando segni diversi, come se l’uscita dell’America crei un vuoto, uno spazio che la Cina riempie”.

Il porporato sottolinea che a Davos, all’annuale Economic Forum, “la Cina ha promesso 7 miliardi di dollari per appoggiare gli sforzi per controllare le temperature. Quindi mentre uno si ritira c’è un altro che entra: questa è una cosa abbastanza positiva e si spera che la Cina si interessi a tale questione non semplicemente perché lì c’è tanto smog, tanto inquinamento, ma perché può forse provocare il ripensamento delle posizioni di altri Paesi, come in questo caso gli Stati Uniti”.

A proposito poi degli aiuti allo sviluppo, la Santa Sede è “molto preoccupata” per il taglio in sé, “ma soprattutto perché il governo, il presidente, ha annunciato che gli armamenti devono essere rifinanziati: col nuovo budget si parla di sette miliardi per modernizzare gli armamenti, che devono venire da qualche altra parte, e quindi si taglia l’assistenza allo sviluppo”. “Per il motivo di non so quale mutua distruzione – denuncia – si investe ancora nella produzione di armamenti, soprattutto nucleari”. “Si spera anche in questo caso sulla Conferenza episcopale americana – conclude -, che ha una forte lobby e che è solita intervenire con deputati e senatori per cercare di condividere con loro il punto di vista della Chiesa”.

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