Blitz quotidiano
powered by aruba

Donald Trump, squadra di falchi: chi sono Flynn, Sessions e Pompeo

WASHINGTON  – Squadra di falchi alla Casa Bianca e alla Cia per Donald Trump. Il presidente eletto americano seleziona la prima tranche di nomi che vuole con sé nella nuova amministrazione: il generale in pensione Michael Flynn per il ruolo di consigliere della Sicurezza Nazionale, il senatore dell’Alabama Jeff Sessions alla Giustizia e il deputato del Kansas Mike Pompeo per guidare la Cia. Tutti falchi e fedelissimi.

La discussione è già rovente, soprattutto su Flynn e Sessions, il primo controverso per le sue posizioni sull’Islam radicale ma anche verso la Russia, il secondo per le accuse di razzismo che hanno segnato la sua intera carriera. Pompeo d’altro canto, conservatore di provata fede, è noto come irremovibile critico di Barack Obama e Hillary Clinton: in tweet pubblicato a meno di 24 ore dalla sua nomina ha sottolineato l’impegno a smantellare immediatamente l’accordo con l’Iran sul nucleare.

La scelta di Trump appare fin qui chiara nel voler premiare chi gli è stato accanto fin dal principio. Flynn, generale in pensione, è stato durante la campagna elettorale uno dei più stretti consiglieri del tycoon, soprattutto sui temi di sicurezza nazionale, forte del suo solido background militare ma anche della sua voce altamente critica verso Barack Obama, per il quale ha guidato l’agenzia di intelligence della Difesa prima di esserne sollevato dallo stesso Obama.

Note le sue posizioni sull’Islam radicale, che ha definito una “minaccia esistenziale globale”, al punto di parlarne non come una fede religiosa ma un’ideologia politica. Viscerale la sua contrapposizione quindi a quella elite di Washington a suo avviso ostinata a non riconoscere a chiare lettere l’Islam come “il nemico”.

Non solo: preoccupano anche le buone relazioni tra la Russia e l’ex generale, che l’anno scorso si recò a Mosca per un evento della tv statale RT al quale parteciparono anche il presidente russo Vladimir Putin e altri esponenti ufficiali russi. A quelle critiche Flynn ha risposto spiegando di essere stato pagato per parteciparvi, negando di voler appoggiare uno sforzo di propaganda russo. Eppure Trump lo ha inserito in una posizione cruciale alla Casa Bianca: il consigliere per la Sicurezza nazionale è l’ombra del presidente, è il suo suggeritore, lo corregge e lo giuda, fa da raccordo tra diverse agenzie e dipartimenti, compreso Pentagono e dipartimento di Stato. Ed è una nomina senza possibilità di opposizione, ovvero tra quelle per cui non è prevista una conferma da parte del Senato.

Al contrario di quanto accadrà per Sessions, il 69enne senatore dell’Alabama, il primo al Senato ad appoggiare Trump, il cui incarico come attorney general dovrà necessariamente ricevere luce verde dalla Camera Alta, cosa che presenta qualche ostacolo. Non sono infatti solo i democratici a criticare la scelta, ma anche diversi repubblicani, per via di un percorso segnato dall’ombra del razzismo. Fin da subito, nel 1986, quando gli fu negata la toga da giudice federale dopo che alcuni colleghi testimoniarono davanti ad una commissione del Senato che aveva fatto battute sul Ku Kux Klan, dicendo che “credeva fossero ok fino a quando non apprese che fumavano marijuana”.

Pompeo non rientra nei sostenitori della prima ora, alle primarie aveva scommesso su Marco Rubio. Il suo profilo si allinea però perfettamente all’impronta che Trump sembra voler dare fino ad ora: deputato del Kansas entrato al Congresso con l’ondata dei Tea Party, è tra le altre cose membro a vita della National Rifle Association, è stato tra i più convinti oppositori dell’Obamacare ed è contrario alla chiusura di Guantanamo. Oltre ad essere stato tra i più convinti sostenitori del programma di sorveglianza dell’Nsa rivelato da Edward Snowden.