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Donald Trump svela suo piano 100 giorni: non c’è muro col Messico

WASHINGTON – Niente muro col Messico né l’abolizione dell’Obamacare. Donald Trump svela in un video di due minuti e mezzo il piano dei suoi primi 100 giorni di governo. Al primo punto la volontà di ritirare gli Usa dalla Trans-Pacific Partnership (Tpp) – pezzo importante della eredità Obama – sostituendola con accordi commerciali bilaterali. Sull’immigrazione Trump parla di “indagini su tutti gli abusi che riguardano programmi di rilascio dei visti che danneggiano i lavoratori americani”, ma nessuna menzione della famigerata cortina.

“Ho chiesto al transition team di lavorare per restaurare fin dal primo giorno ordine e giustizia e posti di lavoro”, afferma Trump. Nel primo trimestre alla Casa Bianca intende concentrarsi esclusivamente su quelle promesse fatte in campagna elettorale che non richiedono un approvazione da parte del Congresso.

Il primo giorno – spiega il tycoon – l’intenzione non è solo quella di rottamare l’accordo commerciale con undici Paesi asiatici e del Pacifico, ma anche quella di cancellare le “norme verdi” di Obama per tornare a incrementare la produzione di carbone e di gas naturale. Via subito anche al divieto per chi lavora nell’amministrazione di fare attività di lobby per cinque anni.

Mentre, come per il muro al confine col Messico, Trump tace anche su un altro cavallo di battaglia della sua campagna: l’abolizione della Obamacare e il piano da mille miliardi di dollari per le infrastrutture.

Intanto proseguono le sue sfarzose consultazioni per formare la squadra di governo in una cornice del tutto insolita. Che sia quello della Trump Tower sulla Fifth Avenue di Manhattan o quello del Trump National Golf Club in New Jersey, per assegnare un posto nello staff della Casa Bianca va in scena il metodo The Apprentice. Barack Obama lo aveva detto più volte in campagna elettorale: una presidenza Trump si trasformerà inevitabilmente in un reality show. Ebbene, in questi giorni di frenetico lavoro, la parata di candidati ai vari posti chiave assomiglia sempre più al programma tv che ha fatto di The Donald anche una star del piccolo schermo.

L’ultima ipotesi riguarda l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, possibile numero uno degli 007 Usa. Ma a filare sono tanti i personaggi – da Mitt Romney a Rick Perry passando per l’ex generale James Mattis – che vengono ricevuti, ascoltati, valutati e tenuti in stand by in attesa di in verdetto finale. Il tutto davanti alle telecamere di mezzo mondo. Una spettacolarizzazione che non fa altro che aumentare la suspense e le aspettative. Anche se nelle ultime ore – dopo le prime cinque nomine dei giorni scorsi – non si registrano grosse novità. Del resto – fanno notare alcuni osservatori – Barack Obama nel 2008 continuò a fare nomine fino a tutto dicembre. Anche se l’approccio scelto fu radicalmente opposto, con colloqui riservati e poco pubblicizzati.

Salvo sorprese, è probabile che ogni nuovo annuncio sia oramai rinviato a dopo la festa del Ringraziamento, che cade giovedì. Trump si appresta infatti a godere di qualche giorno di riposo e a celebrare il Thanksgiving nel suo megaresort di Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida. Dall’entourage fanno sapere che il tycoon partirà da New York al più tardi mercoledì mattina e che è sua intenzione dedicarsi unicamente alla famiglia, tirando il fiato per la prima volta dopo la durissima campagna elettorale e le prime convulse giornate da presidente eletto.

Intanto la sua popolarità cresce. Un fatto inusuale – sottolineano i media – per un Commander in chief appena uscito vittorioso dalle urne. L’indice di gradimento del tycoon, secondo Politico, è schizzato al 46% dopo il voto (nove punti in più rispetto a prima dell’8 novembre). E dire che Trump è stato (insieme a Hillary Clinton) uno dei candidati più impopolari della storia Usa, e che a due settimane dal voto le manifestazioni contro di lui continuano senza sosta in tutte le principali città americane.