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Elezioni Perù, Keiko Fujimori vince il primo turno

LIMA – Elezioni presidenziali in Perù, Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, ha vinto il primo turno, come ampiamente previsto. Al secondo turno, in programma il 5 giugno, la Fujimori dovrà affrontare l’ex ministro conservatore ed ex economista della Banca mondiale Pedro Pablo Kuczynski.

Al voto per per rinnovare i 130 seggi del Parlamento unicamerale sono stati chiamati quasi 23 milioni di peruviani. Tutti i sondaggi indicavano la vittoria in questo primo turno della Fujimori, accreditata di un 35% e che infatti sulla base delle proiezioni ha ottenuto il 39% dei voti, a fronte del 22% di Kuczynski.

Il padre di Keiko, Alberto Fujimori, che è stato a sua volta presidente tra il 1990 e il 2000, sta scontando in carcere una pena a 25 anni di reclusione per gravi violazioni dei diritti umani. In particolare nel 1992 con l’autogolpe vennero cancellate le libertà democratiche. Fujimori fu accusato e condannato per la violazione dei diritti umani perpetrata con il commissionamento di omicidi, rapimenti, sterilizzazioni forzate, violenze e torture.

La rinascita politica del ‘fujirmorismo‘, mentre il leader che diede nome al movimento è ancora in carcere, può sembrare a prima vista inspiegabile, ma è comprensibile per una serie di fattori economici e soprattutto sociali. Il Perù è un Paese molto giovane (il 40% della popolazione appartiene alla fascia compresa fra i 24 e i 54 anni, e solo il 7,3% a quella fra i 55 e i 64) per cui una parte importante degli elettori non ha alcun ricordo dell’era Fujimori, soprattutto perché dopo di essa il Paese ha vissuto una rara stagione di stabilità democratica, con quattro presidenti che si sono succeduti senza alcuna interruzione della continuità istituzionale.

A questo si deve aggiungere che, malgrado il raffreddamento della crescita (che fino all’anno scorso navigava sul 4% l’anno), la situazione economica non è il principale problema dei peruviani, mentre l’aumento dell’insicurezza lo è diventato, e il fujimorismo ha sempre avuto la meritata reputazione di favorire la “mano dura” contro il e la violenza.

Ma il principale vantaggio di Keiko Fujimori è stata l’esclusione da parte delle autorità elettorali, per motivi formali, di quello che era visto come il suo potenziale rivale al ballottaggio, Julio Guzman, che superava il 25% nelle intenzioni di voto, prima che venisse messo fuori gioco.


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