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Guerra nucleare in arrivo? L’ipotesi choc dopo missili della Corea del Nord

Guerra nucleare in arrivo? L'ipotesi choc dopo missili della Corea del Nord

Guerra nucleare in arrivo? L’ipotesi choc dopo missili della Corea del Nord

PYONGYANG – Si avvicina una guerra nucleare? I lanci di missili da parte della Corea del Nord iniziano ad essere una minaccia che potrebbe risucchiare Corea del Sud, Cina, Giappone e Stati Uniti.

Neil Tweedie sul Daily Mail racconta un possibile scenario che si potrebbe delineare nel caso in cui fosse lanciato un missile sulla Corea del Sud ma, al contempo, fa il punto sull’inquietante attuale situazione.

Alle 8:30 del mattino a Seul è l’ora di punta. Nella capitale sudcoreana vivono circa 25 milioni di persone, i pendolari stipati nella metropolitana, inizialmente sono i più fortunati quando il missile colpisce: sono protetti dalla luce accecante della detonazione da 20 kilotoni.

Ma all’esterno, tutto è distrutto: edifici ridotti in macerie, circa 70.000 persone sono morte, uccise dal calore e dall’onda d’urto, molte nei prossimi giorni periranno a causa delle ustioni da radiazione o per le conseguenze radioattive.

L’incubo nucleare, che a lungo ha tormentato la Corea del Sud, nazione alleata chiave degli Stati Uniti nella regione e una delle economie più dinamiche del mondo, è diventato realtà.

La Corea del Nord ha colpito. L’esplosione nucleare, di dimensioni simili a quella che rase al suolo Hiroshima, ha segnato l’inizio di una invasione di terra, stile guerra lampo destinata a travolgere rapidamente la sua più ricca e avanzata “vicina” di casa.

Una seconda testata atomica è stata intercettato con successo da THAAD America (Terminal-High Altitude Area Defence), sistema anti-missili balistici. Ma il tormento di Seul è appena iniziato, sulla capitale piovono bombe, molte contenenti gas nervino sarin, arma chimica di distruzione di massa.

La città, è irrimediabilmente vulnerabile a un attacco a sorpresa del genere: centinaia di migliaia di soldati della Corea del Nord e migliaia di carri armati, procedono nei bunker sotterranei costruiti nella zona smilitarizzata dei due Paesi. Il resto del mondo sta a guardare l’orrore che viene trasmesso in radio, tv, social media 24 ore al giorno e attende la prossima mossa…

Potrebbe accadere un simile scenario? Kim Jong-un, leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea, che ha ereditato il potere il giorno successivo alla morte del padre, potrebbe un giorno, dispiegare il piccolo ma letale arsenale militare?

Una terrificante possibilità che questo mese ha fatto un passo avanti quando, senza preavviso: il dittatore ha ordinato il lancio di quattro missili, di cui tre sono caduti nel Mar del Giappone. E’ l’ultima di una serie crescente di provocazioni di Kim Jon-un e i media della Corea del Nord hanno pubblicato le foto del lancio in cui si vede il leader sorridente e riferiscono che i missili erano per le basi americane in Giappone.

La condanna internazionale è stata immediata e compatta; il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, descrive il lancio come un “nuovo livello” di minaccia, gli Stati Uniti ormai hanno perso la pazienza.
Martedì 14 marzo la pressione è salita ulteriormente con presenza nelle acque coreane della super portaerei USS Carl Vinson, la massima espressione del potere americano e una provocazione per le menti paranoiche di Pyongyang.

Fonti della Corea del Sud rivendicano l‘accresciuta presenza militare, che include lo spostamento in droni d’attacco Grey Eagle come parte di un piano degli Stati Uniti per “decapitare” la leadership nordcoreana e demolire le principali strutture militari.

Apparentemente, la portaerei Vinson è lì per prendere parte alle annuali esercitazioni militari congiunte tra Usa e  Corea del Sud, nome in codice “Foal Eagle” e “Key Resolve”, che coinvolgono 300.000 sudcoreani e 20.000 americani.

Questo atto di solidarietà alleata è stato raggiunto, come di consueto, con le agghiaccianti minacce che arrivano da Pyongyang. E il dittatore ha avvertito che per rappresaglia, ci saranno “spietati attacchi di ultra-precisione da terra, aria, mare e subacquea”.

Quando la Vinson è stata ormeggiata nel porto sudcoreano di Busan, il segretario di Stato americano Rex Tillerson, in tour nella regione, ha annunciato che gli “sforzi diplomatici degli ultimi 20 anni per fare in modo di condurre Corea del Nord alla denuclearizzazione, hanno fallito”. Gli Stati Uniti, ha affermato Tillerson, avevano fornito 1,35 miliardi di dollari in assistenza a Pyongyang per incoraggiarla ad abbandonare il suo programma nucleare, ma senza alcun effetto. E’ necessario un “nuovo approccio”, ha annunciato, ma non ha voluto dire di cosa si tratti.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che quando si parla di aggressione da parte della Corea del Nord, “sul tavolo è aperta qualsiasi opzione”. La frase aveva lo scopo di rassicurare molti giapponesi e sudcoreani preoccupati che gli americani stiano pensando ad attacchi preventivi ai siti militari nordcoreani.

La Cina ha avvertito che la Corea del Nord e gli Usa sono come “due treni che vanno a tutto vapore e rischiano un incidente frontale”. Se dovesse esserci la terza guerra mondiale, probabilmente il focolaio nascerà in questa parte del mondo: la Corea del Nord è intenta a sviluppare missili a testata nucleare, Corea del Sud e Giappone sono già nel mirino, l’arsenale nucleare consta di circa 20 bombe atomiche potenti come quelle lanciate su Hiroshima.

Kim Jong-un, il più delle volte irrazionale e imprevedibile, appare sempre più come l’uomo dalla pistola facile, gli piace veder contorcersi le potenze occidentali. E in molti ritengono che dietro la morte del fratellastro di Kim Jong-un, Kim Jong-na, ci sia proprio Pyongyang. Il metodo dell’omicidio, con il gas nervino che la Corea del Nord possiede in grandi quantità, probabilmente era destinato a terrorizzare gli oppositori del regime del leader; nel frattempo l’Interpol ha emesso mandati d’arresto per 4 nordcoreani connessi alla morte del fratellastro.

Tuttavia, è il test-lancio dei quattro missili balistici verso il Giappone, il 5 marzo, un quinto si pensa abbia fallito, che riguarda la maggior parte dell’Occidente. I missili non sono l’aspetto più preoccupante. A differenza di quello lanciato il 12 febbraio, questi non erano spinti da motori a propellente solido che consentono lanci veloci né hanno portata intercontinentale.

A giudicare dalla distanza (600 miglia) e dall’altezza (160 miglia) raggiunta dai missili, erano probabilmente ciò che gli esperti chiamano Scud “lungo raggio”, vettori acquisiti negli anni Novanta, dopo la caduta dell’Unione Sovietica.

Ciò che veramente ha allarmato è stata il simultaneo, multiplo lancio, che fa pensare ad avanzate capacità operative; l’area d’impatto dei 3 missili entro 200 miglia del Giappone e le minacce seguenti. L’ambasciatore delle Nazioni Unite della Corea del Nord, ha dichiarato che la situazione nella penisola coreana si stava “spostando lentamente sull’orlo di una guerra nucleare”.

Per il momento, la risposta militare degli Stati Uniti è difensiva, ha anticipato l’installazione già pianificata del sistema anti-missili balistici, noto come THAAD, sul suolo della Corea del Sud. Il sistema, pur non essendo perfetto, è stato progettato per mettere fuori gioco i missili tipo Scud.

La Cina ha definito l’installazione di THAAD una provocatoria escalation militare, una protesta che ha fatto eco a quella russa. Entrambe le nazioni temono che il radar del sistema, permetterebbe agli americani di controllare il loro territorio e monitorare i loro test missilistici.

La Cina vede ogni sviluppo militare americano nel suo emisfero come un tentativo di contrastare le sue ambizioni per il predominio regionale. Ma l’America ha bisogno dell’aiuto cinese per frenare Pyongyang.
Il miglior risultato per tutti, nella regione, per la Cina sarebbe quello di utilizzare la sua influenza e convincere Kim Jong-un a sospendere le folli ambizioni nucleari: il Paese, infatti, è il più grande partner commerciale, la principale fonte di armi, cibo ed energia.

La Cina recentemente ha messo sotto pressione la Corea del Nord, annunciando che avrebbe fermato l’importazione di carbone ma Pechino è sempre prudente nel muoversi: azioni sbagliate potrebbero causare il crollo del sistema nord coreano e comportare una marea di profughi.

Prima di lasciare la Casa Bianca, Barack Obama ha avvertito Donald Trump che la Corea del Nord avrebbe rappresentato il più grave problema da affrontare come presidente, un grave rischio per la sicurezza. E da quando Trump è subentrato, di giorno in giorno viene confermata la valutazione.

Forse, per chi vive all’ombra delle ambizioni nucleari della Corea del Nord, la speranza è nascosta proprio nel 33enne Kim Jong-un: ama le cose belle della vita, yacht, auto, il miglior tabacco, anche se il suo popolo soffre la fame. La guerra con la Corea del Sud significherebbe guerra istantanea con gli Stati Uniti, e il caos che coinvolgerebbe la Corea del Nord sarebbe impossibile da sostenere, il dittatore non può sperare di prevalere contro l’unica superpotenza del mondo. Firmando l’ordine di attaccare la Corea del Sud, Kim Jong-un firmerebbe la sua condanna a morte. Dobbiamo sperare che sia ancora abbastanza sano di mente per capirlo, conclude Tweedie.

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