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Hillary Clinton, Eric Schmidt di Google e le mail segrete svelate da Wikileaks

LONDRA – Da Wikileaks le nuove mail che dimostrano che Eric Schmidt, presidente di Google/Alphabet era pronto a progettare la campagna presidenziale di Hillary Clinton e che la candidata alla Casa Bianca ebbe una tavola rotonda privata con dirigenti di Uber, Airbnb e Lyft.  La Clinton avrebbe incontrato in segreto i big della Silicon Valley, dopo alcune osservazioni che aveva fatto e interpretate come contrarie alla “sharing economy”.

Schmidt nell’aprile del 2014 aveva inviato a Cheryl Mills, che era stata a capo dello staff della Clinton quando era segretario di Stato, un piano dettagliato: un anno prima che annunciasse la sua corsa per la Casa Bianca. Il titano di Google aveva delineato una serie di cose, tra cui una che la Clinton avrebbe sicuramente ascoltato: dove avrebbe dovuto stabilirsi il quartier generale della campagna, scrive il Daily Mail.

“E’ importante vagliare molto personale a Chicago o New York e scegliere dipendenti a tempo indeterminato, entusiasti, intelligenti e poco remunerati”,

sosteneva Schmidt. Ha anche bocciato Washington, DC, come idea, anche se è una città dove prosperano i Millennials. “DC è una scelta sbagliata: troppe distrazioni e interruzioni”, ha scritto nella nota inviata a Mills. Poi passò insieme a John Podesta, le cui mail sono state rese pubbliche da Wikileaks.

La mail è stata indirizzata anche a Robby Mook, che diventò responsabile della campagna della Clinton, e a David Plouffe, un veterano della campagna del presidente Barack Obama, che ora lavora per Uber. Nella memo, Schmidt sostiene la trasparenza quando si tratta di transazioni finanziarie.

“Tutti gli investimenti e i conflitti di interesse dovrebbero essere rese pubblici”, ha scritto. “Le regole di controllo dovrebbero includere limiti massimi ai singoli stipendi e nessun investitore dovrebbe avere profitti derivanti dalla sua funzione nella campagna”, aggiungendo “questa regola, ad esempio, si applicherebbe anche a me”.

Un anno e mezzo dopo, nel mese di agosto del 2015, la Clinton ebbe un incontro segreto con i big della Silicon Valley. Stephanie Hannon, chief technology officer della Clinton, afferma che l’incontro era dovuto al fatto che un mese prima, in un discorso alla New School, aveva fatto arrabbiare alcuni fiori all’occhiello della comunità.

“L’incontro, che non prevedeva la stampa, comprendeva i leader di Uber, Airbnb, Instacart, Munchery e altri, è stato organizzato in modo che potessero ascoltare la Clinton e rafforzare l’idea che era la candidata migliore”, ha scritto la Hannon.

L’ex segretario di Stato aveva le biografie dei partecipanti, con una nota che indicava se qualcuno era un finanziatore. Aaron Leivi, amministratore delegato, cofondatore e presidente di Box, “è un finanziatore significativo e ha raggiunto il limite massimo dei contributi”. Munchery Tri Tran, amministratore delegato della Munchery, che ha ospitato l’incontro, in una mail confidenziale alla giornalista Tess Townsend affermò che i dirigenti non criticarono la Clinton per le sue opinioni sulla sharing economy ma vuotò il sacco sulla riunione anche al sito Inc.com nel 2015.

I big hanno discusso se potenzialmente poteva esserci una nuova, terza classificazione dei lavoratori, al di là delle W-2 o i moduli per le tasse 1099, che “caratterizzano il lavoro di una persona che guida solo per Uber, che si guadagna la vita da Munchery o, eventualmente, fa l’accoglienza per Airbnb”. A Inc.com, Tran ha detto che la Clinton non ha espresso una divergenza d’opinioni con RAA ma era “cordiale e ricettiva alle nostre vedute”.

Ha poi sostenuto che l’ex segretario di Stato era “giustamente critica” nei confronti di alcuni elementi che Tran, con Inc.com, ha definito “gig economy” (un modello economico dove non esistono più le prestazioni lavorative continuative (il posto fisso, con contratto a tempo indeterminato ma si lavora on demand, cioè solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze).

“Sembra interessata affinché questa new economy funzioni bene per tutti i lavoratori, dirigenti e responsabili politici coinvolti”, il succo del discorso di Tran.


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