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Hillary Clinton, grazia per lo scandalo email: sarà l’ultimo atto di Barack Obama?

WASHINGTON – La Casa Bianca ha aperto le porte a Hillary Clinton, per concederle la grazia rispetto al reato che potrebbe aver commesso per aver architettato un sistema digitale per le sue comunicazioni, pubbliche e private, illegalmente alternativo a quello ufficiale che avrebbe dovuto usare per la sicurezza dello Stato e per registrare le sue conversazioni come prescrive la legge ai fini della trasparenza degli atti amministrativi.

Il portavoce Josh Earnest ha deviato una domanda sul neo-presidente Donald Trump che vorrebbe nominare un procuratore speciale che riesamini le email della Clinton, dicendo che il perdono non può avvenire fino a quando le ormai note email non vengano rese pubbliche.

“Il presidente ha offerto la grazia a un consistente numero di detenuti americani che già in precedenza avevano scontato la propria pene in alcune prigioni federali. Non abbiamo parlato in anticipo dei piani del presidente, affinché possa concedere la grazia ad uno qualsiasi di questi detenuti”, ha commentato Earnest. Il portavoce ha poi aggiunto: “Ecco perché non parliamo mai dei pensieri del presidente, con particolare riguardo ad eventuali casi specifici in cui si potrebbe concedere la grazia o delle commutazioni”.

Per oltre un anno la Clinton è stata coinvolta in un‘investigazione dell’FBI sulle email presenti sul suo server. L’indagine, però, è stata chiusa all’inizio di questa settimana, ed è la seconda volta che questo tipo di inchiesta viene interrotta. Che la Clinton lo voglia o meno, Obama potrebbe decidere di perdonarla: la dichiarazione di clemenza dovrebbe essere formulata in modo tale da proteggere Hilary da procedimenti giudiziari rispetto alle potenziali violazioni legate alla Fondazione Clinton.

Un perdono per questi reati, di così ampia portata, lascerebbe certamente un segno sulla reputazione di Obama. Nel 1974, il presidente Gerald Ford concesse la grazia a un predecessore della Casa Bianca, Ric Nixon, e lo perdonò per tutti i reati che aveva commesso contro il Paese, proprio mentre ricopriva la carica di presidente degli Stati Uniti. A quel tempo, Ford giustificò la sua decisione affermando che un processo di tale portata avrebbe ulteriormente polarizzato il Paese.

In tempi più recenti, invece, l’uscita di Bill Clinton dalla Casa Bianca venne offuscata quando, nel suo ufficio, concesse la grazia a Marc Rich, al tempo fuggitivo. L’ex moglie di Rich si è prodigata per espandere la “Clinton Library”, ovvero la biblioteca di Clinton, e per elargire donazioni assai cospicue al partito democratico.

Negli ultimi mesi, i repubblicani hanno combattuto contro la violazione delle leggi da parte della senatrice, spingendo affinché fosse condannata. Intanto, Rudy Giuliani e Chris Christie, che potrebbero essere due tra i prescelti da Trump per ricoprire il ruolo di procuratore generale, hanno chiesto un re-do, ovvero un rifacimento.

Il neo presidente Donald Trump, durante la campagna per la Casa Bianca, promise che avrebbe nominato un “procuratore speciale” che gestisse le indagini Clinton, così come il suo server di posta elettronica privato; durante un dibattito, inoltre ha detto alla Clinton che qualora fosse stato eletto presidente, “lei sarebbe andata in galera”.

A seguire, in un’intervista rilasciata al DailyMail, la Clinton affermò di non essere affatto preoccupata perché sarebbe stato impossibile che accadesse. Da quando ha vinto ed è stato eletto, Trump non ha ancora rivelato le sue intenzioni riguardo al caso Clinton, ma ha messo in evidenza il duro lavoro di Giuliani e altri collaboratori del suo team.

Il portavoce del presidente, invece, ha detto di non sapere quali siano i piani di Trump, sebbene creda che, sulla scia della vittoria, lascerà stare la questione. “‘In questo Paese abbiamo una lunga tradizione di persone al potere che non utilizzano il sistema di giustizia penale per emanare vendette di natura politica”.

La fondazione Clinton non è stata formalmente ispezionata dall’FBI, ma potrebbe esserlo durante l’amministrazione Trump. La Clinton è stata accusata anche da persone che lavorano all’interno dell’FBI, che la rimproverano di essere coinvolta in uno schema pay-to-pay, dove avrebbe fatto alcuni favori in cambio di donazioni all’ente benefico della famiglia.


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