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Il generale David Petraeus: “La Cina deve fermare la Corea del Nord”

David Petraeus (foto Ansa)
 David Petraeus (foto Ansa)

David Petraeus (foto Ansa)

ROMA – Intervistato da Repubblica, David Petraeus, ex comandante delle forze armate in Iraq e Afghanistan ed ex presidente della Cia, avverte sui rischi di un possibile intervento militare in Corea del Nord: “Alcuni membri dell’Amministrazione hanno detto che tutte le opzioni sono sul tavolo, ma sembra che il generale McMaster abbia detto tutte le opzioni meno quella militare per ora. Però è chiaro che quella opzione getta ombra su tutto: se si pensa a che tipo di attacco servirebbe per eliminare il programma nucleare, le possibili difese aeree e i missili, si ha il senso delle potenziali perdite di vite umane. È una prospettiva triste ma lo è anche quella di un uomo instabile in grado di colpire San Francisco o Los Angeles con una testata nucleare. Io credo che la strada da percorrere sia convincere la Cina a tagliare il cordone ombelicale con la Corea del Nord”.

La guerra in Afghanistan va avanti da più di 15 anni: ne vede la fine?
“Credo che dovremo prenderci un impegno sostanzioso e sostenibile in Afghanistan: la sfida in quel Paese e nella lotta contro l’estremismo islamico è generazionale. Possiamo continuare a fare progressi in Iraq e Siria ma anche se cancelliamo il califfato geografico, non riusciremo a fare lo stesso con il califfato ideologico: continuerà ad essere presente nel cyberspazio “.

Il presidente Trump qualche giorno fa ha chiesto al premier italiano Paolo Gentiloni più carabinieri per addestrare la polizia afgana…
“La interrompo perché voglio dire che per me i carabinieri sono per la formazione militare quello che Michael Jordan è per il basket. Ho la medaglia d’oro dei carabinieri e ne sono molto fiero”.

In Europa c’è preoccupazione per un presidente americano pronto ad agire senza consultare gli alleati. Secondo lei è corretta?
“L’Europa dovrebbe essere rassicurata da quello che ha visto in queste settimane. Il presidente ha riaffermato l’impegno nei confronti della Nato, sottolineando in modo legittimo che i Paesi europei dovrebbero destinare il 2% del loro Prodotto interno lordo alla Difesa. E dovrebbe essere rassicurata dal “ritorno alla realtà” della politica estera americana: c’è più continuità che cambiamento”.

L’ultima domanda è sulla sua vita privata. La sua caduta è stata brusca e spettacolare: che lezione ne ha tratto?
“Ho sempre sostenuto che dovremmo evitare di infliggerci ferite da soli, ma poi l’ho fatto. Ho pagato e ora vado avanti: mi considero un uomo fortunato a fare questo lavoro e a tornare dalla mia famiglia nel fine settimana “.

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