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Iraq smentisce Renzi: “Italiani a Mosul? Nessun accordo”

Iraq smentisce Renzi: "Italiani a Mosul? Nessun accordo"

Iraq smentisce Renzi: “Italiani a Mosul? Nessun accordo”

BAGHDAD – I 450 soldati italiani che Renzi dava per certi con destinazione Mosul? L’Iraq smentisce: non c’è nessun accordo tra Baghdad e Roma per presidiare la diga che dovrà essere restaurata. Non solo. L’Iraq risponde, tramite fonti ufficiali, con toni piuttosto piccati all’annuncio fatto dal nostro premier una settimana fa: “Non abbiamo bisogno di alcuna forza straniera per proteggere il nostro territorio”.

Il portavoce del governo iracheno ha detto: “Fino ad ora non c’è nessun accordo tra governo iracheno e italiano per l’invio di truppe italiane a protezione della diga di Mosul”. La diga in questione si trova appena fuori dalla seconda città dell’Iraq per grandezza, attualmente sotto il controllo dello Stato Islamico. Il premier aveva annunciato che la gara per restaurare la diga era stata vinta da una ditta italiana, la Trevi, specializzata in missioni del genere e che era previsto l’invio di 450 soldati italiani per proteggere lavoratori e infrastruttura.

Fonti diplomatiche hanno detto all’Ansa che “contatti sono in corso per valutare la necessità di un eventuale accordo” se la società italiana Trevi dovesse aggiudicarsi l’appalto per il consolidamento della diga. A questo riguardo, il ministro per le risorse idriche iracheno, Muhsin al Shammary, si è limitato a dire che la Trevi ha “presentato i documenti per partecipare alla gara”. Insomma, a sentire gli iracheni la ditta italiana non ha ancora vinta nulla.

Il ministro Al Shammary, ricevendo domenica l’ambasciatore italiano in Iraq, Marco Carnelos, ha affermato che l’Iraq “non ha bisogno di alcuna forza straniera per proteggere il suo territorio, i suoi impianti e la gente che ci lavora”. “La diga di Mosul – ha aggiunto il ministro delle Risorse idriche – è già protetta da forze irachene, che saranno sufficienti”.

L’ambasciatore Carnelos ha risposto che “ogni eventuale dispiegamento di truppe italiane, a Mosul o in qualsiasi altra parte del territorio iracheno, potrà avvenire solo d’intesa con il governo iracheno”. Sull’annuncio del premer Renzi è intervenuto anche il leader radicale sciita Moqtada Sadr, già uno dei protagonisti dell’insurrezione contro le truppe americane d’occupazione. “L’Iraq è diventato una piazza aperta a chiunque voglia violare i costumi e le norme internazionali”, ha affermato Sadr, rispondendo ad una domanda sull’invio dei 450 soldati italiani. Il leader sciita, citato dal sito Alahed.net, del suo Esercito del Mahdi, ha quindi chiesto al governo di Baghdad ad adottare “iniziative decise per rafforzare l’indipendenza e la sovranità dell’Iraq, per evitare che si arrivi all’inizio della fine”.

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