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Isis nelle Filippine: terroristi prendono ostaggi in chiesa, Duterte impone la legge marziale

Isis nelle Filippine: terroristi prendono ostaggi in chiesa, Duterte impone la legge marziale

Isis nelle Filippine: terroristi prendono ostaggi in chiesa, Duterte impone la legge marziale (foto Ansa)

MARAWI CITY – Il terrore Isis nelle Filippine: il gruppo terroristico filippino ispirato a Daesh, Maute, ha preso in ostaggio un prete, il personale di una chiesa e alcuni fedeli a Marawi City dopo aver dato fuoco alla cattedrale della città nel sud del Paese. Lo ha detto il vescovo Edwin dela Peña, secondo quanto riporta il giornale online Philstar Global.

L’arcivescovo Socrates Villegas, presidente della conferenza episcopale cattolica delle Filippine, ha detto che uomini armati hanno fatto irruzione nella cattedrale ed hanno preso in ostaggio il reverendo Chito Suganob e oltre 10 persone tra fedeli e personale della chiesa. Secondo Villegas il gruppo armato ha minacciato di uccidere gli ostaggi “se le forze governative scatenate contro di loro non vengono richiamate”.

Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha imposto la legge marziale sull’isola di Mindanao dopo i violenti scontri nella città di Marawi, dove un gruppo di uomini armati ha impegnato l’esercito in una vera e propria battaglia. Lo riferisce la stampa locale. Gli assalitori, almeno 15, armati di fucili automatici, hanno aperto il fuoco contro gli edifici governativi della città. Appartengono a Maute.

Duterte, che si trovava in visita di quattro giorni a Mosca quando il suo portavoce ha annunciato la legge marziale a Mindanao, ha deciso di terminare il viaggio in Russia per tornare immediatamente in patria. Nel frattempo, mentre continuano le operazioni contro il gruppo armato a Marawi City, la polizia ha annunciato che un agente è morto negli scontri, mentre almeno altri cinque soldati sono rimasti feriti. Il provvedimento che impone la legge marziale è valido per sessanta giorni, secondo il portavoce presidenziale Ernesto Abella. L’isola di Mindanao è sede da decenni di una guerriglia separatista portata avanti da diversi gruppi islamici. Un accordo di pace siglato nel 2014 per concedere una maggiore autonomia ai musulmani dell’area si è arenato in Parlamento dopo la morte di 44 soldati in un blitz fallito contro un gruppo ribelle nel gennaio 2015.

La legge marziale a Mindanao “non sarà diversa da quella di Marcos. Sarò duro”. Lo ha detto questa mattina il presidente filippino Rodrigo Duterte, dopo aver annunciato l’imposizione del provvedimento nell’isola del sud del Paese. “Ho detto a tutti, ‘non costringetemi a farlo’. Ho detto che sarò duro”, ha dichiarato Duterte, come riportato su Facbeook da un membro del suo staff. Il leader di Manila ha anche commentato sulla durata della legge marziale, aggiungendo che “se ci vuole un anno, allora lo faremo. Se finisce tutto in un mese, ne sarei felice”.

Secondo la Costituzione, il provvedimento – che dà maggiori poteri alle forze di sicurezza e permette di incarcerare sospetti senza accuse formali per lunghi periodi – è però valido per 60 giorni, ed eventuali estensioni devono essere approvate dal Congresso. L’ex dittatore Ferdinand Marcos, per il quale Duterte non nasconde la sua ammirazione, governò con la legge marziale dal 1972 al 1985, un periodo in cui si contarono decine di migliaia di abusi dei diritti umani. L’area su cui si applica la legge marziale voluta da Duterte copre un terzo dell’arcipelago filippino. A Mindanao e in alcune isole minori dell’area operano diversi gruppi islamici, che vanno da guerriglieri separatisti attivi da decenni a estremisti considerati legati all’Isis, come quelli del gruppo Maute che ieri ha attaccato alcune aree della città di Malawi, appiccando il fuoco ad alcuni edifici tra cui una chiesa e occupando un ospedale e un carcere.

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