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Isis, Roberta Pinotti: “Italia pronta ad andare in Siria se cambiano le condizioni politiche”

Isis, Roberta Pinotti: "Italia pronta ad andare in Siria se cambiano le condizioni politiche"

Isis, Roberta Pinotti: “Italia pronta ad andare in Siria se cambiano le condizioni politiche” (Foto Ansa)

ROMA – Lotta all’Isis, l’Italia “è pronta ad andare anche in Siria se cambiano le condizioni politiche”: lo ha spiegato la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, in un’intervista concessa a Paolo Mastrolilli de La Stampa. 

Attualmente l’esercito italiano è presente a Mosul, dove la situazione si è stabilizzata, con la cacciata del cosiddetto Daesh. Qui i soldati italiani contribuiranno alla stabilizzazione addestrando le milizie che hanno liberato la città. Ma presto potrebbero fare lo stesso anche a Raqqa, la capitale dell’autoproclamato califfato, quando questa cadrà, se ci saranno le condizioni politiche.

La differenza tra Iraq e Siria, infatti, chiarisce Pinotti, è data proprio dal fatto che nel primo caso c’è una risoluzione Onu e una richiesta del governo legittimo, mentre in Siria esiste un mandato Onu di sconfiggere il terrorismo, ma il governo di Bashar al Assad non è considerato da tutti legittimo e l’autorità locale non è riconosciuta. “Per allargare la nostra azione bisognerà vedere se si chiarisce la questione politica in Siria, quali truppe addestrare, e su che base, spiega Pinotti. Nell’ambito di una possibile chiarificazione delle condizioni, le forze in campo, e il percorso politico, potremmo valutare un contributo”.

Per quanto riguarda Mosul, l’azione dell’esercito italiano consiste nel formare la polizia locale, perché

“l’esercito riconquista le città, ma la polizia dà la sensazione della stabilità. Mattis ha ricordato che siamo il secondo contributore in Iraq. In questo ambito, senza modificare i numeri, possiamo immaginare rimodulazioni. Prima l’obiettivo principale era addestrare l’esercito; ora potremmo intensificare la missione dei Carabinieri per produrre numeri maggiori di polizia locale”.

A Mosul la situazione è sicuramente migliorata ma serve cautela: “Finita l’entità statuale dell’Isis, resta il pericolo di cellule terroristiche”.

L’Italia è poi presente anche in Libia, fronte caldo per i flussi migratori. Qui l’esercito addestra la guardia costiera. Ma la situazione è sempre delicatissima. Per questo l’Italia ha chiesto aiuto agli Stati Uniti:

“Non per la crisi emergenziale, ma a lungo termine sì. Abbiamo parlato dell’hub per il Mediterraneo che nascerà a Napoli, il Sahel, la messa in funzione di progetti di capacity building negli Stati africani da dove partono i migranti, anche per distruggere le reti dei trafficanti. In questo quadro abbiamo parlato di Napoli, e delle capacità che gli Usa possono mettere in campo. In Africa, però, il protagonista principale deve essere l’Europa. (…) Pensiamo che la sicurezza a Sud sia una delle grandi sfide della Nato, e quindi chiediamo ulteriori risorse, perché da Napoli possono partire molti progetti”.

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