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Libano. Premier Saad Harriri denuncia: “Sventato attentato da Iran, mi dimetto”. Il padre saltò in aria

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Primo ministro libanese Saad al-Hariri

BEIRUT – Il premier libanese Saad Hariri ha denunciato un commplotto per ucciderlo, sventato all’ultimo momento e ha annunciato le sue dimissioni. Il complotto è stato rivelato dalla tv  Al Arabiya e confermato da un ministro saudita. L’assassinio di Hariri dovevacompiersi durante il passaggio del convoglio presidenziale “alcuni giorni fa”. E’ stato sventato all’ultimo momento.

L’annuncio delle dimissioni di Hariri è stato trasmesso in diretta da Al Arabiya. Nella sua dichiarazione l’ex premier ha accusato l’Iran di ingerenze nella politica del mondo arabo.. Il padre di Saad Hariri, Rafīq al-Ḥarīrī, anche lui primo ministro del Libano, fece una brutta fine. Una auto bomba lo fece saltare per aria, nel giorno di San VAlentino del 2005, con altre 21 persone tra ministri dignitari e guardie del corpo.

Saad Hariri non ha parlato dal suo ufficio a Beirut ma dalla Arabia Saudita dove è in visita, per la seconda volta in 5 giorni, A Riyad, capitale saudita, Saad Harini è nato, nel 1970. Il padre fu per anni uomo di fiducia e emissario del re saudita in Libano. Gli Hariri, di umili origini, all’ombra del sovrano saudita hanno fatto i soldi e con un patrimonio di oltre un miliardo di dollari sono fra le persone più ricche del mondo.

Sullo sfondo, l’ultra millenario scontro fra musulmani sunniti e sciiti, che va avanti dalla morte di Maometto. Nel più immediato scenario, la sempre viva e ora crescente tensione fra l’ex Impero del Male, l’Iran, e l’Arabia Saudita, alleata degli Usa e cuore del mondo islamico sunnita. Qui visse Maometto, da qui partì la Conquista del mondo, qui ogni anno milioni di pellegrini musulmani convergono per compiere l’Hajj e inginocchiarsi davani alla Kaaba, alla Mecca.

Secondo molti osservatori, oggi in Libano si registra la stessa tensione che c’era prima dell’assassinio di Rafiq Hariri, nel 2005.

Le dimissioni di Saad Hariri arrivano a meno di un anno dal suo insediamento alla guida del Governo libanese, di cui fanno parte anche ministri di Hezbollah, il partito sciita legato all’Iran. La Costituzione libanese è frutto di un compromesso fra le varie componenti razziali e religiose che convivono più o meno in stato di tensione acuta in Libiano. La tensione a volte sfocia in guerra civile, che può durare anni. Per la Costituzione, il presidente della Repubblica deve essere un cristiano, il primo ministro un musulmano sunnita. Ma gli sciiti sono sempre più forti, anche per la contiguità con la Siria, dove domina una setta vicina agli sciiti iraniani.

Secondo Hariri, l’Iran “ha una presa sul destino dei Paesi della regione, Hezbollah è il braccio iraniano non solo in Libano ma anche in altri Paesi arabi. Negli ultimi anni, Hezbollah ha usato il potere delle sue armi per imporre un fatto compiuto”. L’Iran “semina discorsi tra i figli di una stessa nazione e crea uno Stato nello Stato, al punto da avere l’ultima parola su come vengono gestiti gli affari libanesi”.

Il presidente della Repubblica, il cristiano maronita Michel Aoun, alleato di Hezbollah, ha confermato le dimissioni del premier, e ha fatto sapere di essere «in attesa del ritorno di Hariri a Beirut per chiedere informazioni sulle circostanze della sua decisione e decidere i prossimi passi».

Per il leader druso, Walid Jumblatt, «il Libano è troppo piccolo e vulnerabile per sopportare il carico economico e politico che viene da queste dimissioni». Da qui il reiterato «appello al dialogo tra Arabia Saudita e Iran». Le due potenze da tempo sono in scontro per il dominio della regione, e questo si riverbera sulla situazione interna del Libano e sulla sua scena politica, con Hariri legato a filo doppio a Riad ed Hezbollah, braccio armato iraniano nel Paese.

Il governo saudita ha accompagnato l’annuncio a sorpresa delle dimissioni del premier libanese Saad Hariri, con un attacco implicito all’Iran, già citato in maniera esplicita nel discorso di dimissioni fatto da Hariri in diretta tv mentre si trova a Riad, la capitale saudita. Su Twitter, il ministro saudita degli affari del Golfo, Tamer Sabhan, ha scritto poco dopo l’annuncio di Hariri che «le mani del tradimento e dell’aggressività devono essere tagliate» in riferimento all’Iran. Hariri aveva detto un’espressione simile, nell’annunciare le sue dimissioni.

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