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Libano, il sospetto: “Saad Hariri costretto a dimettersi dall’Arabia Saudita per contrastare l’Iran”

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Nella foto, Saad Hariri

BEIRUT – Le dimissioni di Saad Hariri, primo ministro del Libano, hanno sollevato l’ipotesi che il politico sia stato costretto a questa mossa dall’Arabia Saudita, al fine di distruggere i legami con l’Iran

Hariri ha annunciato le dimissioni a sorpresa a Riad, con un messaggio pre-registrato da un’emittente tv saudita, alimentando la convinzione che sia stato costretto contro la sua volontà, scrive il Daily Mail.

I libanesi ritengono che l’Arabia Saudita, storico alleato di Hariri, l’abbia costretto ad abbandonare al fine di rovesciare il delicato compromesso con Hezbollah, il partito sciita libanese con cui fino ad oggi Hariri sedeva nello stesso governo.

Le sue dimissioni fanno tornare nuovamente il Libano in prima linea nella rivalità in Medio Oriente, soprattutto nella contesa Iran-Arabia Saudita, dopo sei anni della guerra civile in Siria.

La scorsa settimana, il ministro saudita per gli Affari del Golfo, Thamer al-Sabhan, su una rete televisiva libanese aveva predetto che in Libano ci sarebbero stati “sviluppi stupefacenti”.

Dopo le dimissioni di Hariri, in Libano si era diffusa la notizia che fosse agli arresti domiciliari, soprattutto dopo gli arresti  nel regno saudita, di decine di principi, ministri e influenti imprenditori accusati di corruzione.

Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha accusato l’Arabia Saudita di aver redatto la lettera di dimissioni di Hariri e costretto a leggerla alla televisione saudita; ha inoltre domandato se Hariri fosse trattenuto contro la sua volontà.

Il quotidiano Al-Akhbar, duramente critico nei confronti dell’Arabia Saudita, ha pubblicato una foto di Hariri a pagina intera con il titolo “L’ostaggio”. Hariri su Twitter ha scritto che era “onorato di incontrare” il re nel suo ufficio e alcuni suoi sostenitori hanno ritwittato chiedendo di scattare un selfie mentre alzava la mano sinistra come segnale che era tutto OK.

Le ipotesi continuano a turbare nonostante la Saudi Press lunedì scorso abbia pubblicato una foto dell’incontro tra Harari e il re saudita Salman. Hariri, con doppia cittadinanza saudita e libanese, di recente ha affrontato delle difficoltà finanziarie e la sua attività in Arabia Saudita ne sta risentendo. All’inizio di quest’anno ha chiuso l’impresa di costruzioni di famiglia Oger, fondata dal padre negli anni ’70 e che aveva realizzato miliardi di dollari.

Alcuni esperti di politica libanese sono convinti dietro le dimissioni di Hariri, ci sia Riad. Hilal Khashan, professore di scienze politiche all’American University of Beirut, ha affermato che Hariri ha fatto “molte concessioni” ai suoi rivali politici per diventare primo ministro e, se non fosse stato per la pressione saudita, non avrebbe rinunciato al mandato.

Joseph Bahout, ricercatore in visita al Carnegie nell’ambito del Middle East Program, un mese fa aveva avvertito che l’Arabia Saudita stava cercando dei modi per controbilanciare la perdita della Siria. L’Arabia Saudita ha tuttavia negato qualsiasi intromissione.

Le dimissioni di Harari innescano in Libano potenziali tensioni, costringendo il piccolo Stato a trasformarsi in un nuovo fronte nella lotta regionale per la supremazia tra Arabia Saudita e Iran.  E questo in un momento in cui l’Iran e i suoi alleati sono visti come vincitori nella battaglia siriana contro l’Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita guidata da un sunnita, il principe ereditario Mohammed bin Salman, sta intensificando il confronto con la potenza sciita dell’Iran. Le due fazioni sostengono gli schieramenti rivali presenti nei paesi di tutta la regione, peggiorando i conflitti in Yemen, in Siria e altrove.

Il Libano è stato sul punto di esplodere in un’escalation di violenza e solo il compromesso tra i partiti libanesi è stato in grado di fermarla, in un Paese ancora perseguitato dai ricordi della guerra civile durata al 1975 al 1990.

Hezbollah sciita domina il Libano, ma ha cercato di non provocare la comunità sunnita, che a sua volta ha evitato di scatenare una guerriglia. La paura, tra alcuni libanesi, ora è che l’Arabia Saudita sconvolga questa sorta di equilibrio cercando di compensare altrove le perdite delle guerre per procura.

In Siria, Hezbollah e altri combattenti iraniani alleati con le forze del presidente Bashar al Assad hanno riconquistato grandi aree e stanno lavorando per assicurarsi un corridoio di terra molto prezioso che si estende da Teheran al Mediterraneo attraverso l’Iraq, la Siria e il Libano.

Al contrario, l’Arabia Saudita è rimasta bloccata in una vana guerra in Yemen contro i ribelli sciiti iraniani, e un tentativo saudita di isolare il Qatar non ha raggiunto l’obbiettivo.

Harari è apparso alla tv saudita Al-Arabiya e, annunciando le dimissioni, ha criticato le ingerenze dell’Iran negli affari arabi e ha accusato Hezbollah, sostenuto dall’Iran, di tenere in ostaggio il Libano.

Le dimissioni sono giunte esattamente un anno dopo che Hariri aveva formato un governo di coalizione che ha incluso Hezbollah, poco dopo che era stato eletto il presidente cristiano maronita, alleato di Hezbollah.

L’accordo era il risultato di una rara comprensione tra l’Arabia Saudita e l’Iran per mantenere la calma in Libano, che poneva termine a un periodo di due anni durante il quale la presidenza era vacante. Le dimissioni di Hariri per il Libano potrebbero significare un altro lungo periodo senza un governo, in un momento in cui l’economia sta lottando con un debito pubblico che ha raggiunto più di 75 miliardi di dollari, il 140% del prodotto interno lordo, che è tra i più alti del mondo.

Secondo l’accordo di condivisione del potere, il presidente dovrebbe essere un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita e il presidente del parlamento un musulmano sciita. Ma dato l’ampio sostegno di Hariri tra i sunniti, per qualsiasi politico sunnita può essere difficile assumere la carica di primo ministro senza alienarsi la comunità sunnita. E sarà impossibile formare un Gabinetto senza Hezbollah, dal momento che il gruppo militante e i suoi alleati godono di ampio sostegno tra sciiti e cristiani.

 

Il principe dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, ha detto che la decisione dell’Iran di fornire missili alle milizie in Yemen costituisce un’aggressione militare diretta contro il regno. Un missile lanciato dallo Yemen è stato intercettato nella periferia di Riad poche ore dopo le dimissioni Hariri. Il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, alla CNN ha riferito che si trattava di “un missile iraniano lanciato da Hezbollah”.

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